Noi in Tunisia per la Legge coranica. E in Siria contro al-Assad. Intervista ad Hassan Ben Brik, leader di Ansar al-Sharia

di Enrico Oliari, con la collaborazione di Saber Yakoubi –

Ha 35 anni, Hassan Ben Brik, e a smentire l’idea di lui come di un terrorista che cammina per strada con due bombe a mano alla cintola ed un fucile Kalashnikov sotto la tunica grigia, sono i suoi occhi sereni, quasi tranquillizzanti, disegnati come dal pennello di un artista su un volto da cui pende la lunga barba del salafita. E’ sposato, ha tre figli e ama il calcio. Uno come tanti. Tuttavia non si tratta di un uomo qualunque: Ben Brik è il numero uno di Ansar al-Sharia in Tunisia, uno dei massimi esponenti del salafismo in assoluto. E sorseggiare con lui un tè alla menta in un caffè di Ben Arous ha dell’inquietante, anche perché la sensazione è quella di essere costantemente spiati dai Servizi segreti tunisini, dalla polizia, dall’intelligence Usa e da chissà chi altro.
In passato combattente in Afghanistan, in Iraq e più volte presente in Siria, Hassan Ben Brik è ufficialmente responsabile della predicazione di Ansar al-Sharia, ma ritenuto il portavoce del gruppo in mancanza di Abou Iyadh al-Tunisi, arrestato (ma le notizie non sono state confermate per cui i dubbi rimangono) alla fine di dicembre a Misurata.
Per capire di cosa stiamo parlando, Ansar al-Sharia è stata accusata dal governo di Tunisi e di Washington di essere un gruppo terroristico, tanto che la ramificazione libica è ritenuta essere l’artefice dell’attacco al consolato Usa di Bengasi dell’11 settembre 2012, in cui persero la vita l’ambasciatore Chris Stevens, quattro impiegati della rappresentanza diplomatica ed una decina di poliziotti libici.
Per quanto anche in Tunisia ad Ansar al-Sharia siano addebitati episodi di violenza, come l’attacco ad una televisione per la proiezione del film “Persepolis” nell’ottobre 2011, la distruzione della mostra “Printemps des arts” ritenuta irriverente nei confronti del Profeta nel giugno 2012, poi l’attacco contro l’ambasciata degli Stati Uniti nel settembre 2012 e l’assassinio di Chokri Belaid e di Mohamed Brahmi nel 2013, l’azione del gruppo, che conta ormai 100mila aderenti, rimane ascrivibile per lo più sul piano dell’iniziativa politica; intervistato in settembre per ‘Notizie Geopolitiche’ Saadi Brahmi, fratello di Mohamed, ha dichiarato che “Ben Jeddou incolpa dell’omicidio i salafiti per calmare la piazza, ma le cose non stanno come sostiene: lo fa solo per salvare la faccia al governo”.
L’intervista ad Hassan Ben Brik si svolge il giorno dopo l’approvazione ufficiale della nuova Costituzione tunisina, un lungo cammino di tre anni iniziato immediatamente dopo la “primavera araba”, fatto di tensioni e di scontri, ma salutato con interesse dalle potenze occidentali.
– Dottor Ben Brik, Ansar al-Sharia è nata nel 2003 per, come si legge sul vostro sito, insegnare al popolo la via dell’osservazione della legge islamica: a Costituzione approvata, ritiene il vostro obiettivo ancora attuale?
La scelta di stare in mezzo al popolo era inizialmente cosa obbligata, ma il regime di Ben Alì usava contro di noi l’arma della repressione. In molti, fra i quali il leader Abou Iyadh al-Tunisi, siamo stati perseguitati ed imprigionati per le nostre idee; io stesso sono rimasto in carcere due anni e mezzo: ero in Iraq a combattere e, riparato in Siria, sono stato arrestato, interrogato per un mese e mezzo e quindi estradato in Tunisia, dove sono stato condotto in carcere. La repressione adottata dal regime ha di fatto allontanato il popolo, spesso impaurito, da noi, basti pensare che, una volta rilasciato, i miei amici di infanzia si giravano per non vedermi. Le cose sono cambiate dopo l a rivoluzione, quando la gente, specialmente i giovani che non avevano conosciuto la dittatura di Bourghiba, si sono avvicinati.
In merito alla Costituzione approvata ieri, devo dire che non ci interessa, per noi è come se non esistesse: la democrazia è una cosa fasulla, ed è stata proprio la democrazia a mettere noi ai margini. Noi, per la nostra missione, siamo per la convivenza, per essere in mezzo al popolo. Certo, la Costituzione ci ha delusi. Consideri che per noi esiste una sola Costituzione, cioè la Legge coranica”.
– Vi siete detti contro la violenza, eppure sono molti gli episodi ascritti al vostro gruppo…
Il 19 maggio scorso la polizia ha aperto il fuoco mentre ci recavamo ad un congresso, sono rimasti uccisi due salafiti: è la situazione che si era creata, ad essere violenta. Indubbiamente abbiamo avuto risposte energiche, ma a ben vedere solo quando è stato colpito ciò che è sacro. Ed è proprio qui il punto: noi non comunichiamo come vorrebbe lo Stato, come fanno i partiti, perché per noi l’unica fonte è e resta il Corano”.
– Beh, mi consentirà che avere legami con al-Qaeda non proprio indice di pacifismo… in passato è stato detto che la vostra discesa in campo è stata salutata da un messaggio di Bin Laden: nega forse l’esistenza di contatti di questo genere?
Abou Iyadh ha affermato che che al-Qaeda ed Ansar al-Sharia si rifanno allo stesso pensiero, ma che non vi è alcun legame strutturale. Quella del messaggio di Bin Laden che inaugura la nostra discesa in campo è una favola, già in passato smentita”.
– In agosto il premier Larayedh ed il ministro dell’Interno Ben Jeddou vi hanno accusato di essere terroristi, di essere parte in causa degli scontri sul monte Chaambi e di essere autori degli omicidi di Chokri Belaid e di Mohammed Brahmi..
La decisione di farci passare per terroristi e di metterci fuori legge è venuta da fuori, basti pensare che Sadok Shuru, ex presidente di Ennahda, aveva detto all’Assemblea nazionale costituente che una delle condizioni poste dal Fondo monetario internazionale per ottenere i prestiti era, appunto, quella di iscrivere Ansar al-Sharia nella lista dei terroristi.
Vorrei comunque precisare che semplificare il pensiero salafita con Ansar al-Sharia è sbagliato: al nostro primo congresso noi salafiti eravamo 3mila, al secondo 15mila, per quello di Kairouan del 2012 se ne prospettavano 50mila: la Tunisia è il primo paese dove i salafiti hanno potuto vivere alla luce del sole, dove i congressi sono stati permessi, per cui la comunità internazionale ha pensato di colpire qui; il congresso di Kairouan è stato poi annullato all’ultimo momento, anche perché erano state viste molte ambulanze, scorte di medicinali, quasi si stesse preparando un attacco contro noi, solo per il fatto di essere jihadisti”.
– Cosa significa essere uno jihadista?
(Ci pensa, si accarezza la barba) “Ciò che è stato preso con la forza, come la Palestina, va ripreso con la forza. Idem per quanto riguarda l’Iraq”.
– Sarete sicuramente controllati ad ogni passo…
Siamo abituati fin dall’epoca di Ben Alì ad essere super controllati: oserei dire che se ci tolgono la sorveglianza, ci tolgono il sonno”.
– Parliamo di Siria: siete più volte stati accusati di inviare i giovani a combattere con i gruppi jihadisti contro al-Assad…
No, le cose non stanno proprio così. Noi abbiamo sempre spiegato ai nostri che come gruppo tunisino non abbiamo a che fare direttamente con la jihad, che c’è già tanto da fare in Tunisia per affermare le nostre idee. Tuttavia sono stati i canali siriani, ovviamente quelli dell’opposizione al regime, a chiedere l’aiuto dei giovani, anche attraverso i media, per via delle stragi compiute dall’esercito regolare, in cui sono morti migliaia di donne e bambini: noi non mandiamo nessuno, ma non tratteniamo nessuno, perché sarebbe come ostacolare lo spirito di fratellanza che li spinge a partire”.
– Si è parlato, tuttavia, di campi di addestramento di Ansar al-Sharia in Libia. Lo conferma?
In Libia c’è il caos, organizzare campi di addestramento da quelle parti sarebbe impossibile per chiunque. Chi va in Siria passa per la Turchia, viene addestrato una volta entrato in Siria, da lì”.
– Non mi dirà che un giovane parte dalla Tunisia ed arriva in Turchia e poi in Siria con le proprie forze e con i propri risparmi…
Esiste un circuito, un’organizzazione, non lo nego. Consideri che lo stesso Ghannouchi, il leader di Ennahda, aveva dichiarato in occasione del Congresso dell’Unione dei giuristi musulmani che la strada per la Siria è aperta e che per chi può è un dovere andare a combattere”.
– Considerate il conflitto siriano come vostro? Eppure oggi vi sono tre fronti, quello di al-Assad, quello degli jihadisti e quello degli insorti, ormai apertamente in guerra con voi…
All’inizio la rivoluzione siriana era partita in modo pacifico, ma il regime di al-Assad ha iniziato a sparare sui manifestanti, c’erano le prime stragi: dalla comunità internazionale arrivavano solo condanne e lezioni morali, il problema veniva trattato secondo la filosofia di colui che sta a guardare dalla collina. Dall’altra parte le persone chiamate “jihadisti” hanno capito che la Siria non è la Libia, dove le potenze occidentali hanno bombardato in due settimane. Così abbiamo preso l’iniziativa, in nome dello spirito umanitario e della fratellanza religiosa”.
– Ed avete cercato finanziamenti in Arabia Saudita e Qatar…
Abbiamo parlato con l’Arabia Saudita ed il Qatar, per dar vita a frazioni di combattenti, perché avevamo visto che l’Esercito libero siriano non valeva niente”.
– Tuttavia questa situazione di spaccatura nel fronte al-Assad favorisce lo stesso presidente siriano, non pensa?
Le cose sono diventate palesi a dicembre, secondo me in vista del “Ginevra 2”: l’Esercito libero siriano aveva bisogno di guadagnare terreno, in modo da accrescere il proprio peso in vista delle trattative. Per questo si è rivoltato contro di noi, specie ad Aleppo. E noi ci siamo difesi. Ma non solo l’Esercito libero si è messo a spararci, bensì anche le fazioni di combattenti islamici sostenute dall’Arabia Saudita e quindi dagli Usa, strategia adottata per isolarci e per mettere al sicuro Israele”.
– Vi accusano però di aver imposto la Sharia nelle località da voi conquistate…
Anche se fosse vero, noi non siamo tenuti ad applicare la legge islamica sui non musulmani. Penso che siano bugie dei giornali”.
– Fin dall’inizio del conflitto c’è stata la presenza di elementi provenienti dall’Iran, poi qualcuno ha parlato addirittura di qualche battaglione di pasdaran in lotta a fianco degli Hezbollah libanesi…
Non ho idea di quanti siano gli iraniani al momento impegnati nel conflitto siriano. Posso solo dire che noi abbiamo alcuni prigionieri pasdaran”.
– Anche qui in Tunisia siete finanziati dal Qatar?
No”.
– Noi europei dobbiamo temere Ansar al-Sharia?
A noi non interessa andare in Europa: se in passato ci sono stati attentati, è perché gli europei sono venuti da noi a compiere gravi ingiustizie”.