Afghanistan. La Cia pronta ad intervernire, ma mancano le reti

di Giuseppe Gagliano

La rapida conquista dell’Afghanistan da parte dei talebani e la potenziale caduta del paese in un caos ancora più profondo, potrebbero costringere la Central Intelligence Agency a rilanciare la sua missione antiterrorismo, che ha cercato di mettere in secondo piano negli ultimi anni. Se ne parla in un approfondito articolo pubblicato venerdì scorso sul New York Times da Julian Barnes, Adam Goldman e Mark Mazzetti (autore di The Way of the Knife: The CIA, a Secret Army, and a War at the Ends of the Earth).
I tre giornalisti citano anonimi “funzionari attuali ed ex” che affermano che la spirale di instabilità dell’Afghanistan “potrebbe riportare la CIA in una complessa missione antiterrorismo per gli anni a venire”. Ciò avviene mentre i funzionari americani stanno “rielaborando i piani per contrastare le minacce che potrebbero emergere dal caos in Afghanistan”, secondo il rapporto. La loro paura finale è che l’Afghanistan possa emergere come un alveare per militanti di ogni estrazione e provenienza, proprio come è successo in Siria negli anni 2010 e prima ancora in Afghanistan negli anni ’90. Anche se i talebani vogliono impedire che ciò accada, la CIA non ha fiducia nella loro capacità di farlo, osservano gli autori.
Ma cosa può fare la CIA al riguardo? L’agenzia di spionaggio ha perso il suo vasto sistema di stazioni e avamposti in tutto l’Afghanistan.
Le sue reti di agenti all’interno del paese devastato dalla guerra sono crollate e non ha nemmeno accesso a una struttura diplomatica statunitense o occidentale da cui operare nel paese. Dovrà quindi negoziare con i paesi vicini per creare strutture che le consentano di gestire agenti e operazioni in Afghanistan. Non sarà facile, data l’influenza di Pakistan, Russia e Cina nella regione più ampia.
L’articolo cita una serie di “alti funzionari statunitensi” che sostengono che le priorità della CIA non cambieranno necessariamente dopo quanto accaduto nelle ultime settimane in Afghanistan. Certo potrebbe esserci più urgenza nel condurrs azioni di antiterrorismo dopo la vittoria dei talebani, dicono. Notano, tuttavia, che le agenzie di intelligence statunitensi sono perfettamente in grado di gestire “più priorità contemporaneamente”. Ma l’articolo cita anche Don Hepburn, che ha prestato servizio sia nella CIA che nel Federal Bureau of Investigation, il quale afferma che concentrarsi su attori statali e non statali con la stessa intensità non è necessariamente così semplice come sembra. Al contrario.