Afghanistan. L’accordo Usa – talebani è una sconfitta

di Giuseppe Gagliano

Circa un un anno fa facevamo una analisi pessimistica degli eventuali accordi di pace che gli USA avrebbero sottoscritto con i Talebani.
Il recente accordo di Doha non solo dimostra la validità di quella analisi, ma potremmo commentare questo accordo con una battuta ironica: i Talebani grazie alla guerriglia e al terrorismo non solo sono riusciti a spezzare le reni ai russi durante la guerra afghana dal 1979 al 1989, ma sono riusciti anche a costringere la Nato e gli Stati Uniti a ritirarsi dopo vent’anni di conflitto. Infatti, al di là dei toni apparentemente trionfalistici americani e pur facendo le necessarie proporzioni (soprattutto considerando i diversi contesti storici),il ritiro americano ricorda per certi versi quello del Vietnam.
Ad ogni modo l’accordo di pace dovrebbe portare ad una progressiva riduzione della violenza dopo ben vent’anni di conflitto nel quale la Nato e gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo determinante. Se da un lato la delegazione talebana era composta da 31 elementi, quell’americana era guidata soltanto dal segretario di Stato Mike Pompeo che tuttavia non ha firmato il documento.
Cosa prevede sinteticamente il documento? In primo luogo stabilisce un cessate-il-fuoco che dovrebbe essere permanente, in secondo luogo il ritiro delle truppe statunitensi e in terzo luogo la presenza sullo scacchiere afghano solo di 4mila unità statunitensi. Alle forze talebani dovrebbe spettare il compito di contrastare l’offensiva terroristica. Alla luce di queste brevi fatti di cronaca, è difficile non costatare come la mancata firma del segretario di Stato costituisca già di per sé un segno di scarsa fiducia nei confronti della delegazione talebana; tuttavia ancora più significativo il fatto che debbano essere propri i talebani a garantire la stabilità politica dell’Afghanistan quando proprio questo movimento ha portato in essere le azioni terroristiche più spregiudicate nel teatro afghano per quasi vent’anni, proprio in funzione anti-occidentale. Se sotto il profilo della politica interna, alludiamo alla necessità che il presidente Trump utilizzi il ritiro siglato delle truppe statunitensi per avere una ulteriore chances per farsi confermare alle elezioni di novembre, sotto il profilo della politica estera e soprattutto della strategia militare questo accordo di pace rappresenta un avere propria debacle che su medio – lungo termine non farà altro che rafforzare il terrorismo islamico e il narcotraffico.