di Daniela Binello –
Si parla dell’unica figlia femmina di Muammar Gheddafi, Aisha (49 anni), come di una figura che potrebbe agevolare in un prossimo futuro l’unità della Libia. Nel 2011, in seguito alla caduta e all’assassinio di suo padre, Aisha è fuggita con sua madre e parte della famiglia prima in Algeria e poi in Oman, dove risiede tuttora. E’ laureata in giurisprudenza alla Sorbona ed è stata nominata nel 2009 dall’Undp ambasciatrice di buona volontà per la Libia.
Attraverso la sua associazione Wa’tasimou (tradotto significa a grandi linee “teniamoci saldi all’unità di Dio”) supporta diverse iniziative sociali a favore delle donne fragili e dei loro figli a causa della povertà e dell’Aids. In particolare, come avvocatessa, segue con attenzione svariati casi di donne libiche che hanno sposato uomini stranieri per i quali non è possibile ottenere la cittadinanza, un impedimento che limita anche le prerogative sul rilascio dei documenti per i loro figli.
Aisha ha imparato a rapportarsi nel sistema complesso delle tribù libiche e delle consuetudini arabe, dove diritto internazionale e legalità istituzionale spesso faticano a essere compresi e rispettati. La figlia di Gheddafi non si è ancora mai esposta politicamente nel suo paese d’origine, la Libia, e non sembra nemmeno interessata a farlo, le viene però riconosciuto il valore del suo attivismo sociale. Appassionata d’arte, ha realizzato anche alcune mostre dei suoi dipinti in Oman e a Mosca con il titolo “Figlia della Libia”.
Lo scorso 3 febbraio 2026, a Zintan nel nordovest della Libia, anche suo fratello Saif al-Islam è stato ucciso da alcuni sicari. Saif era sembrato essere la figura capace di raccogliere e ricomporre gran parte del disperso elettorato libico, ma ora che è stato tolto di mezzo potrebbe essere proprio Aisha il nome e il volto a cui stanno pensando i sostenitori del progetto di riconciliazione della Libia.
L’idea dei suoi sostenitori è che lei non dovrebbe candidarsi alla presidenza, bensì rappresentare una sorta di figura di garanzia perché, come si può comprendere, una sua eventuale candidatura la esporrebbe a molti rischi in un paese che da oltre 15 anni non riesce ancora a trovare soluzioni per riconciliare la sua profonda spaccatura. Ma bisognerebbe comunque ricercare un accordo tra le varie parti del paese, altrimenti la figura di Aisha, anche se non è interessata a prendere il potere, risulterebbe sprecata. Inoltre, bisogna innanzitutto ricordare che per molte famiglie libiche il nome di Gheddafi è ancora sul libro nero e per parlare di riconciliazione si presupporrebbe, da parte di Aisha Gheddafi, di fare una richiesta di perdono, riconoscendo anche le morti e il dolore degli altri. La Libia avrebbe molto bisogno di una figura di questo tipo e il fatto che Aisha potrebbe esserne l’interprete principale, senza alcuna pretesa di rivestire ruoli di potere o cariche particolari, potrebbe essere la chiave di volta o quantomeno una buona mossa di partenza. Inoltre, Aisha è una donna e già soltanto questo potrebbe essere un elemento notevole nel caso della Libia.


