di Paolo Menchi –
L’Indice di Percezione della Corruzione (CPI) classifica 180 Paesi e territori nel mondo in base ai livelli percepiti di corruzione nel settore pubblico. I risultati sono espressi su una scala da 0 (altamente corrotto) a 100 (molto pulito). A livello globale, la classifica è guidata da Danimarca (89 punti), Finlandia (88) e Singapore (84). All’estremo opposto si trovano Somalia e Sudan del Sud (entrambi con 9 punti), seguiti dal Venezuela (10). Secondo il rapporto pubblicato da Transparency International, la regione delle Americhe non ha registrato progressi significativi nella lotta alla corruzione. Il documento evidenzia come le condizioni siano peggiorate in un terzo dei Paesi analizzati e siano migliorate soltanto in due, rispetto all’indice misurato a partire dal 2012.
In America Latina, l’Uruguay si conferma il Paese con il punteggio più alto (73 su 100). Tuttavia, il rapporto avverte che sia l’Uruguay sia la Costa Rica (terza con 56 punti) stanno subendo gli effetti della violenza alimentata dalla corruzione e dal crimine organizzato. Vengono segnalati inoltre “crescita limitata e preoccupanti passi indietro” anche in nazioni tradizionalmente considerate più stabili.
La classifica latinoamericana prosegue con il Cile (63), Cuba e Guyana (40), Colombia e Repubblica Dominicana (37), Argentina (36), Brasile (35), Ecuador e Panama (33), El Salvador (32), Perù (30), Bolivia (28), Messico (27), Guatemala (26), Paraguay (24), Honduras (22), Haiti (16), Nicaragua (14) e nuovamente il Venezuela (10).
Il rapporto sottolinea come in Paesi quali Colombia, Messico e Brasile la corruzione abbia facilitato l’infiltrazione del crimine organizzato nella politica, incidendo direttamente sulla qualità della vita dei cittadini. In El Salvador ed Ecuador, invece, si registra un calo della trasparenza e delle libertà civili, con normative che limitano l’accesso ai finanziamenti delle ONG e ostacolano il loro operato, oltre a intimidazioni e ostilità verso i media indipendenti. Secondo Luciana Torchiano, consigliera regionale per l’America Latina e i Caraibi di Transparency International, migliorare la qualità della vita e rafforzare la resilienza contro il crimine organizzato richiede di porre la lotta alla corruzione al centro dell’agenda politica. Ciò implica la tutela delle libertà fondamentali, l’applicazione della legge attraverso un potere giudiziario forte e indipendente, una maggiore cooperazione internazionale nei casi di corruzione e più trasparenza negli appalti pubblici.
La metodologia del CPI si basa sulla percezione di esperti e dirigenti d’impresa, combinando tra tre e tredici sondaggi e valutazioni realizzati da diverse istituzioni. Questo approccio consente di confrontare nel tempo e tra Paesi l’evoluzione della corruzione nel settore pubblico.
Il quadro delineato dal rapporto evidenzia che, senza istituzioni solide, libertà fondamentali garantite e sistemi giudiziari indipendenti, la corruzione tende a radicarsi, alimentando instabilità politica, crisi economiche e disuguaglianze sociali. In America Latina, la sfida resta aperta e richiede interventi strutturali capaci di rafforzare la trasparenza, la legalità e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.












