Angolo confine fra Libia, Algeria e Tunisia: instabilità e preoccupazioni

di Ghazy Eddaly

Algeria, Tunisia e Libia si incontrano in un angolo di deserto che è fonte di preoccupazione per gli analisti sia interni che esterni ai tre paesi, accomunati dalle stesse tradizioni culturali e religiose, oltre che linguistiche.
Fortunatamente l’Algeria è rimasta stabile nei periodi che gli altri due paesi sono stati attraversati dalle rispettive rivoluzioni, ma la congiunzione geografica fra i tre paesi rimane una zona altamente instabile. L’Algeria ha infatti segnalato all’esercito tunisino la presenza di contrabbandieri e di combattenti jihadisti nella zona, provenienti dalla Libia; sabato scorso un giornale tunisino ha riportato di armi chimiche nelle mani di Abu Yiad al-Tunisi, il cui vero nome è Seifullah Ben Hassine, capo dell’organizzazione qaedista Ansar al-Sharia, attualmente dato in Libia ed in procinto di organizzare attacchi in Tunisia, anche se va detto che tali notizie per una parte della popolazione sarebbero prive di fondamento.
Inconfutabile è invece il fatto che molti giovani tunisini sono andati in Libia per essere addestrati a combattere il regime siriano di Bashar al-Assad e, per fermare il flusso di giovani, è stata presa la decisione di impedire alle persone con meno di 35 anni di entrare in Libia, persino per motivi di lavoro.
Anche l’Algeria, da orma anni, è in guerra con quei gruppi armati che dopo la rivoluzione libica hanno rafforzato le loro fila.
La situazione appare quindi complessa, anche perché la realtà di quell’angolo di deserto vede addirittura campi di addestramento ed un giro di grandi quantità di armi che, quasi sicuramente, passano attraverso la Tunisia e l’Algeria.