di Giuseppe Gagliano –
Nel gioco duro della diplomazia economica globale, anche i mediatori rischiano di diventare ostaggi. E il principe ereditario saudita Mohammad Bin Salman (MBS), protagonista di un’agenda internazionale sempre più audace, si trova esattamente in questa posizione. Con l’approssimarsi del nuovo incontro con il presidente statunitense Donald Trump, MBS ha messo sul tavolo un dossier che travalica gli interessi regionali: la guerra commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea.
Lungi dall’essere uno spettatore neutrale, MBS è consapevole che il conflitto tariffario scatenato da Washington non è solo una battaglia tra economie avanzate, ma una sfida che rischia di travolgere gli equilibri strategici da cui dipendono le fortune del Regno. Il sistema saudita, imperniato su una rete globale di alleanze energetiche, logistiche e finanziarie, teme che l’escalation delle tensioni economiche possa compromettere la tenuta dei mercati e ridurre gli spazi di manovra per Riyadh nel suo progetto Vision 2030.
In un precedente colloquio con Steve Witkoff, inviato speciale di Trump per il Medio Oriente, MBS ha espresso preoccupazioni esplicite per le ripercussioni che l’attuale clima protezionista potrebbe avere sulla competitività degli investimenti sauditi nei mercati euro-americani, così come sul futuro del partenariato industriale con aziende statunitensi ed europee.
Ma l’ambizione del principe va oltre la sopravvivenza economica. Al centro della sua visione vi è un tentativo di “ridefinizione della diplomazia saudita”, che non si limita più al ruolo di produttore di petrolio e acquirente di armamenti. MBS si propone come mediatore di nuova generazione, capace di muoversi tra le fratture dell’occidente per ricavarne prestigio geopolitico.
La sfida è colossale. Mediare tra due blocchi che diffidano apertamente l’uno dell’altro richiede più di una diplomazia energetica: servono credibilità, leve economiche autonome e una postura che Riyadh, pur con le sue riserve valutarie e il suo soft power islamico, non ha ancora pienamente maturato. Inoltre, MBS sa che qualsiasi errore di calcolo può esporre il Regno al sospetto di essere troppo vicino a Washington o troppo ambiguo verso l’Europa, in un momento in cui le tensioni sull’Iran, Israele e la Cina impongono equilibri delicati.
La guerra commerciale tra Stati Uniti e Ue dunque non è solo un affare di dazi. È anche un campo di prova per le nuove potenze medie, come l’Arabia Saudita, che aspirano a contare in un mondo frammentato ma non ancora multipolare. E MBS lo sa bene: nella geopolitica del XXI secolo, la capacità di “mediare” sarà il nuovo modo di “dominare”












