di Giuseppe Gagliano –
L’Arabia Saudita accelera sul fronte della difesa e si prepara a produrre un proprio drone d’attacco a lungo raggio ispirato allo Shahed-136 iraniano, l’arma che negli ultimi anni ha rivoluzionato il concetto di guerra a basso costo. Il progetto, denominato SKYWASP e sviluppato dalla statunitense Vector Defense insieme alla saudita SR2 Defense Systems, prevede la realizzazione di una munizione autonoma con una gittata di circa 1.500 chilometri, sufficiente a raggiungere obiettivi strategici in territorio iraniano.
La mossa segna un cambio di paradigma nella strategia saudita. Dopo anni di investimenti in sistemi difensivi e armamenti acquistati all’estero, Riad punta ora a sviluppare una capacità offensiva autonoma e a rafforzare la propria industria militare nazionale. L’obiettivo è dotarsi di uno strumento di deterrenza in grado di rispondere alle minacce rappresentate da missili e droni iraniani.
L’esperienza maturata nei conflitti degli ultimi anni ha dimostrato l’efficacia economica dei droni a basso costo. Sistemi relativamente economici possono costringere gli avversari a utilizzare costosi missili intercettori, imponendo un forte logoramento finanziario e operativo. Una strategia che l’Iran ha sfruttato con successo e che ora viene osservata con attenzione anche dai suoi principali rivali regionali.
Il programma rientra inoltre nella Vision 2030 saudita, che mira a ridurre la dipendenza dalle importazioni militari e a creare una filiera nazionale nel settore della difesa. La produzione locale consentirebbe al Regno di sviluppare competenze tecnologiche avanzate, dall’aerospazio ai sistemi autonomi, aumentando al tempo stesso la propria autonomia strategica.
La collaborazione con aziende americane conferma la volontà di mantenere saldo il legame con Washington, ma anche di costruire una capacità industriale indipendente. Per gli Stati Uniti l’iniziativa rafforza l’alleanza con Riad; per i sauditi rappresenta un passo verso una maggiore sovranità tecnologica e militare.
L’ingresso dell’Arabia Saudita nel settore dei droni d’attacco di massa potrebbe però accelerare la competizione militare nel Golfo. Iran, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Israele e Turchia osservano con attenzione l’evoluzione del programma. Il rischio è l’avvio di una nuova corsa regionale alle munizioni autonome, capaci di colpire in profondità con costi relativamente contenuti.
Più che un semplice progetto industriale, SKYWASP rappresenta il simbolo di una trasformazione strategica: il Medio Oriente entra sempre più nell’era della guerra dei droni, dove la capacità di produrre grandi quantità di sistemi autonomi potrebbe contare quanto, se non più, della superiorità tecnologica dei singoli armamenti.











