
di Giuseppe Gagliano –
L’Arabia Saudita sta promuovendo una coalizione internazionale per rafforzare la sicurezza nel Mar Rosso, dopo gli attacchi dei ribelli yemeniti contro il traffico mercantile che minacciano l’unica grande rotta rimasta per l’export petrolifero saudita. Secondo le autorità di Riad, tredici Paesi hanno già aderito all’iniziativa, mentre rappresentanti di altri 43 Stati e dell’Unione europea hanno preso parte ai colloqui preparatori.
La strategia saudita nasce dal progressivo spostamento delle esportazioni verso il terminale di Yanbu, sul Mar Rosso, collegato ai giacimenti orientali attraverso un oleodotto che consente di evitare lo Stretto di Hormuz, fortemente compromesso dal conflitto con l’Iran. Gli attacchi dei ribelli yemeniti e le minacce rivolte alle petroliere hanno però esteso anche a questa rotta i rischi per il commercio energetico.
Tra i Paesi che sostengono il progetto figurano Turchia, Egitto, Pakistan, Giordania, Kuwait, Bahrein, Qatar, Gibuti, Somalia, Sudan, Bangladesh, Yemen e Comore. La coalizione riunisce capacità militari e risorse molto diverse, ma dovrà affrontare la mancanza di un comando operativo comune e l’assenza di attori regionali di primo piano come Emirati Arabi Uniti e Oman.
Dal punto di vista operativo, la difesa del Mar Rosso resta particolarmente complessa. Lo stretto di Bab al Mandeb rappresenta un passaggio obbligato dove le navi possono essere facilmente colpite da missili, droni, mine e imbarcazioni senza equipaggio. Anche un numero limitato di attacchi è sufficiente ad aumentare i premi assicurativi, far crescere i costi del trasporto marittimo e rallentare i traffici commerciali.
La nuova iniziativa saudita punta anche a rafforzare il ruolo di Riad come garante della sicurezza regionale, pur continuando a fare affidamento sulle capacità statunitensi nella difesa antimissile, nell’intelligence e nel supporto logistico.
Le ricadute della crisi vanno oltre il Medio Oriente. Attraverso Bab al Mandeb transita circa il 5 per cento del commercio mondiale di petrolio e prodotti raffinati. Le difficoltà lungo questa rotta, sommate alle tensioni nello Stretto di Hormuz, rischiano di far aumentare i costi energetici, delle assicurazioni e dei trasporti, con effetti sull’inflazione globale e sulle economie di Europa, Africa e Asia.
Per l’Arabia Saudita la posta in gioco è duplice: garantire la continuità delle esportazioni petrolifere e contenere l’influenza dell’Iran lungo una delle principali vie marittime del commercio mondiale, evitando al tempo stesso un’escalation militare diretta con Teheran.











