Armenia. Crocevia strategico tra Russia e occidente alla ricerca di nuovi equilibri geopolitici

di Giuseppe Lai –

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si recherà in Armenia la prossima settimana per incontrare Nikol Pashinyan, rieletto primo ministro alle elezioni parlamentari del 7 giugno scorso, al fine di proseguire le relazioni strategiche tra UE e Armenia dopo la vittoria elettorale. Il “Contratto civile”, il partito di appartenenza di Pashinyan, ha ottenuto un risultato rilevante: 64 seggi su 105, una maggioranza schiacciante che consente di governare senza alleanze.
Il quadro politico e sociale del Paese tuttavia evidenzia una polarizzazione strutturale che riguarda in primis l’indirizzo geopolitico dell’Armenia, stretta tra lo storico legame con Mosca e le manovre di avvicinamento all’Occidente promosse dal premier neoeletto. In un quadro siffatto, l’offensiva militare dell’Azerbaigian nel Nagorno-Karabakh, verificatasi il 19 settembre 2023, ha rappresentato per il Paese una criticità di rilievo. L’azione militare ha posto fine, in poche ore, a decenni di presenza armena nella regione, causando l’esodo di circa 100mila armeni, costretti ad abbandonare in tempi rapidi le proprie case.
Una diaspora forzata, che non ha avuto il sostegno di Mosca, ha causato una frattura con l’alleato russo, creando le condizioni per una svolta filoeuropea. I primi segnali di apertura verso l’Unione si sono concretizzati nel febbraio 2025, quando il Parlamento armeno ha approvato in prima lettura il disegno di legge sull’avvio del processo di adesione all’UE, primo passo ufficiale di un progressivo avvicinamento a Bruxelles.
Il percorso di integrazione, tuttavia, non è apparso immediato per ragioni geopolitiche. La Russia, “dominus” incontrastato nella regione e “protettore” storico dell’Armenia, considera il Paese un elemento cruciale della propria sfera d’influenza. Attraverso la sua alleanza strategica con l’Armenia, la leva economica e il volume rilevante degli scambi commerciali, oltre alla presenza di una base militare russa sul territorio, Mosca si è consolidata come attore indispensabile nel panorama politico ed economico del Paese.
Questa dipendenza, insieme a oltre 300 accordi ufficiali firmati tra Armenia e Russia, riduce fortemente la capacità dell’Armenia di diversificare le proprie opzioni in materia di politica estera e di sicurezza, per il timore che un distanziamento da Mosca possa provocare ripercussioni negative e potenziali ritorsioni da parte dell’alleato russo.
Allo stesso tempo gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno cercato di espandere la propria influenza nel Caucaso meridionale come parte di una strategia più ampia, tesa a controbilanciare il dominio della Russia. L’Armenia viene spesso osservata attraverso il prisma di questa rivalità. Le potenze occidentali promuovono riforme democratiche, aiuti economici e l’integrazione nelle istituzioni euro-atlantiche come contrappeso al controllo esercitato da Mosca.
Le vulnerabilità geopolitiche dell’Armenia sono ulteriormente aggravate da vincoli economici e finanziari, che rendono l’esigua economia del Paese, priva di sbocchi sul mare, fortemente dipendente da qualsiasi forma di aiuto esterno. La ridotta base industriale e l’eccessiva dipendenza da pochi settori, come quello minerario, ostacolano notevolmente la sua capacità di sviluppare politiche economiche autonome. Queste debolezze rendono l’Armenia un obiettivo di primaria importanza per la Russia, poiché la leadership armena è costretta a dare priorità alla sopravvivenza immediata piuttosto che alla pianificazione strategica di lungo termine.
Nonostante le svariate dichiarazioni sul possibile indirizzamento della politica estera armena verso l’Occidente, il commercio bilaterale tra Armenia e Russia è aumentato vertiginosamente dall’esordio della guerra in Ucraina, nel febbraio 2022.
Dal canto suo l’Occidente ha cercato di rafforzare i legami con l’Armenia attraverso iniziative come il Partenariato Orientale, l’Accordo di Partenariato Globale e Rafforzato e l’aumento degli aiuti economici e allo sviluppo. Tale postura ha avuto l’effetto di creare aspettative di un riallineamento politico o di una posizione apertamente antirussa.
È sottinteso che una più profonda integrazione con le istituzioni occidentali implichi l’adozione di politiche che potrebbero mettere a dura prova le relazioni con la Russia. Ed è questa la vera scommessa: determinare in modo indipendente le relazioni internazionali, senza il rischio di ritorsioni da parte di grandi potenze, dovrebbe costituire un pilastro della statualità delle piccole nazioni come l’Armenia. Quando attori esterni esercitano pressioni indebite, minano di fatto la sovranità e la dignità delle piccole nazioni, relegandole al ruolo di pedine in una più ampia lotta geopolitica.
Per l’Armenia essere costretta a stringere alleanze esclusive amplifica ulteriormente le sue vulnerabilità. Allinearsi troppo strettamente a una sola potenza comporta il rischio di alienarsi l’altra, con conseguenze potenzialmente gravi, come sanzioni economiche, isolamento politico o addirittura minacce militari. Una svolta verso l’Occidente potrebbe spingere la Russia ad adottare misure punitive, come la limitazione delle forniture energetiche o l’indebolimento della sicurezza armena attraverso una serie di campagne militari, sia palesi sia occulte. Al contrario, mantenere una dipendenza eccessiva dalla Russia limita la capacità dell’Armenia di perseguire la modernizzazione economica e le riforme democratiche che l’impegno con l’Occidente potrebbe facilitare.
Un rischio ulteriore e significativo è rappresentato dalla possibilità di accentuare la polarizzazione interna. La società armena non è monolitica e un approccio unidirezionale della politica estera e di sicurezza potrebbe contribuire ad approfondire le divisioni esistenti. Le scelte imposte da attori esterni spesso amplificano queste fratture, creando un terreno fertile per l’instabilità politica e indebolendo la capacità della nazione di affrontare in modo efficace le sfide interne e internazionali più urgenti.
La stabilità e lo sviluppo a lungo termine dell’Armenia dipendono dalla sua abilità di navigare nella competizione tra grandi potenze senza soccombere alle pressioni delle scelte altrui. Un approccio equilibrato e su misura nella politica estera e di sicurezza rappresenta un percorso praticabile e consentirebbe all’Armenia di impegnarsi in modo costruttivo sia con l’Occidente sia con la Russia, tutelando al contempo i propri interessi nazionali.
Il suo piano d’azione deve puntare alla stabilità economica e all’autosufficienza, anche se ciò rappresenta un percorso tutt’altro che semplice. L’attuale governo di Erevan sostiene di poter trasformare l’Armenia in un crocevia regionale, capace di generare ricchezza grazie all’apertura delle comunicazioni, ai corridoi logistici, ai minerali critici e a una nuova collocazione del Paese tra Europa e Asia. Ma tale tentativo di collocare l’Armenia contemporaneamente nello spazio eurasiatico, nell’orbita dell’Unione europea e dentro una nuova architettura statunitense del Caucaso meridionale rischia di trasformare la multivettorialità in ambiguità strategica.