Armenia. Pashinyan vince, ma il Paese resta diviso tra Occidente e Russia

di Giuseppe Gagliano –

Nikol Pashinyan ottiene una netta vittoria alle elezioni parlamentari armene, confermando la propria leadership e il progetto di avvicinamento dell’Armenia all’Occidente. Il partito Contratto Civile conquista quasi la metà dei voti e mantiene la maggioranza, ma il risultato evidenzia anche la tenuta delle forze filorusse, che entreranno in Parlamento con un consenso superiore alle attese.
Il voto arriva a quasi tre anni dalla perdita del Nagorno Karabakh, una sconfitta che ha profondamente segnato la società armena e incrinato la fiducia nella tradizionale alleanza con Mosca. Da allora Pashinyan ha accelerato il riavvicinamento a Europa e Stati Uniti, puntando al tempo stesso a una normalizzazione dei rapporti con l’Azerbaigian e con la Turchia.
La vittoria elettorale rafforza questa strategia, ma non elimina le divisioni interne. Una parte consistente della popolazione continua a considerare la Russia un garante indispensabile della sicurezza nazionale e guarda con diffidenza a un progressivo allontanamento da Mosca. Per l’opposizione, l’Occidente non offre le stesse garanzie militari assicurate per decenni dalla presenza russa nel Paese.
La sfida principale resta il negoziato di pace con l’Azerbaigian. Pashinyan ritiene che una normalizzazione possa ridurre l’isolamento economico dell’Armenia, favorire investimenti e riaprire importanti corridoi commerciali regionali. Tuttavia le richieste di Baku, tra cui modifiche costituzionali che escludano ogni riferimento al Nagorno Karabakh, incontrano forti resistenze all’interno della società armena e della stessa opposizione.
La posta in gioco va oltre i confini nazionali. Il Caucaso meridionale è uno dei principali teatri di competizione tra Russia, Turchia, Iran, Stati Uniti e Unione europea. Per Mosca l’Armenia resta un alleato strategico storico, mentre Ankara e Baku vedono nella stabilizzazione regionale l’opportunità di rafforzare i collegamenti economici verso l’Asia centrale. Anche Bruxelles e Washington osservano con attenzione l’evoluzione del quadro politico armeno.
Nonostante il successo di Pashinyan, la Russia mantiene una significativa influenza politica, economica e culturale nel Paese. Il consenso ottenuto dalle forze filorusse dimostra che una parte rilevante dell’elettorato continua a considerare Mosca un partner essenziale e guarda con preoccupazione al nuovo orientamento geopolitico di Yerevan.
Sul piano strategico l’Armenia resta in una posizione delicata. L’Azerbaigian conserva una superiorità militare ed economica, mentre Yerevan cerca di diversificare le proprie alleanze senza rompere definitivamente con il Cremlino. In questo contesto la pace non rappresenta soltanto una scelta politica, ma una necessità per garantire stabilità e sviluppo.
Il risultato elettorale offre dunque a Pashinyan un mandato per proseguire il percorso avviato negli ultimi anni, ma non gli consegna un consenso sufficiente per superare senza ostacoli le profonde divisioni del Paese. L’Armenia continua a muoversi tra memoria, sicurezza e nuove ambizioni geopolitiche, in un equilibrio che resta fragile e incerto.