Australia. AUKUS punta sugli abissi: droni subacquei e sensori per la nuova guerra invisibile

di Giuseppe Gagliano –

Australia, Stati Uniti e Regno Unito accelerano la corsa alla militarizzazione dei fondali marini. A margine del Dialogo Shangri-La di Singapore, i tre Paesi dell’alleanza AUKUS hanno annunciato un nuovo programma congiunto dedicato allo sviluppo di droni subacquei autonomi, sensori avanzati e sistemi d’arma destinati a operare negli abissi. Le prime capacità operative dovrebbero entrare in servizio a partire dal 2027.
L’iniziativa segna un’evoluzione significativa dell’accordo AUKUS, nato principalmente per fornire all’Australia sottomarini a propulsione nucleare e rafforzare il contenimento strategico della Cina nell’Indo-Pacifico. Ora il cosiddetto secondo pilastro dell’intesa, dedicato alle tecnologie avanzate, prende forma concreta attraverso lo sviluppo di veicoli subacquei senza equipaggio di grandi dimensioni destinati a missioni di sorveglianza, intelligence e protezione delle infrastrutture critiche.
La scelta riflette una trasformazione profonda della guerra navale contemporanea. Oltre alle flotte e ai sottomarini tradizionali, sempre più importanza viene attribuita al controllo dei fondali, dove transitano cavi per le comunicazioni globali, condotte energetiche e reti di sensori militari. Infrastrutture essenziali che rappresentano oggi un elemento centrale della sicurezza economica e strategica degli Stati.
Il ministro della Difesa australiano Richard Marles ha definito il fondale marino un vero e proprio campo di battaglia. Negli ultimi anni le preoccupazioni occidentali sono aumentate a causa di una serie di episodi che hanno evidenziato la vulnerabilità delle infrastrutture sottomarine, considerate ormai parte integrante della competizione tra grandi potenze.
Il messaggio politico dell’iniziativa appare rivolto soprattutto alla Cina. Pechino ha rafforzato la propria presenza navale nell’Indo-Pacifico e sviluppato capacità sempre più sofisticate nel dominio sottomarino. La risposta di AUKUS consiste nella creazione di una rete di sorveglianza e interdizione capace di monitorare le attività nei fondali e proteggere le principali linee di comunicazione marittima.
Dal punto di vista militare, i droni subacquei offrono vantaggi significativi rispetto ai tradizionali sottomarini. Possono essere prodotti in numero maggiore, impiegati in missioni ad alto rischio senza esporre equipaggi e utilizzati per una vasta gamma di operazioni, dalla raccolta di informazioni alla protezione dei cavi sottomarini, fino alla guerra antisommergibile.
L’aspetto economico è altrettanto rilevante. Il controllo delle infrastrutture sottomarine significa controllo dei flussi globali di dati, energia e commercio. Un’interruzione delle comunicazioni o delle condotte energetiche può avere effetti immediati sui mercati finanziari, sui trasporti e sulle catene di approvvigionamento internazionali.
Per Canberra il programma rappresenta anche un’opportunità per sviluppare una filiera industriale nazionale nel settore dei sistemi autonomi. Per Washington, invece, AUKUS rimane uno strumento fondamentale per condividere il peso strategico del confronto con la Cina, mentre Londra vede nell’alleanza una delle principali piattaforme per mantenere una presenza globale dopo la Brexit.
Gli analisti ritengono che il futuro della guerra navale sarà caratterizzato da flotte integrate composte da navi tradizionali, sottomarini nucleari, droni di superficie e subacquei, reti di sensori e sistemi di intelligenza artificiale. La capacità di collegare tutti questi elementi in un’unica architettura operativa potrebbe diventare il principale fattore di superiorità militare.
La vera novità dell’annuncio AUKUS non risiede soltanto nei nuovi droni subacquei. Segna soprattutto l’ingresso degli abissi nella competizione strategica globale. Dopo lo spazio, il cyberspazio e l’intelligenza artificiale, anche il mare profondo si trasforma in un dominio decisivo della geopolitica contemporanea, dove il controllo delle infrastrutture invisibili diventa sempre più una questione di potenza e sicurezza nazionale.