di Guido Keller –
E’ ancora presto per parlare di “Austrexit”, ma l’euroscettico austriaco Norbert Hofer è stato di fatto rimesso in gioco questa mattina dalla Corte costituzionale austriaca, la quale ha ricontato le schede del voto per le presidenziali del 22 maggio ed ha riconosciuto la presenza di gravi errori nel nello spoglio avvenuto in alcuni seggi.
Hofer era stato battuto dal verde Alexander Van der Bellen per soli 30.863 voti (49,7%), soprattutto grazie ai voti per corrispondenza degli austriaci residenti all’estero. Il candidato del Fpoe (Freihaltliche Partei Oesterreichs) aveva in un primo momento accettato la sconfitta al ballottaggio, ma il suo partito aveva presentato ricorso nell’ultimo giorno utile, avendo notato, tra le varie anomalie, che nel collegio Waidhofen an der Ybbs l’affluenza al voto sarebbe stata incredibilmente gonfiata, dal momento che risulterebbero 13.262 votanti contro i 9.026 aventi diritto, con un’affluenza che risulterebbe essere del 146,9%. Inoltre la commissione elettorale aveva affermato che erano arrivati per corrispondenza 740mila voti, ma dopo poche ore – secondo il Fpoe – i voti erano improvvisamente diventati 760mila.
Elezioni annullate e con tutta probabilità da rifare, quindi, per cui l’euroscetticismo di Hofer, intriso di chiusura delle frontiere agli stranieri, potrebbe essere tutt’altro che messo da parte.
“Se l’Austria non fosse membro e volesse entrare, voterei no”, ha detto il 45enne leader dei liberal-nazionalisti in più occasioni, come pure che il suo sogno, quello per cui si sarebbe battuto se fosse stato eletto presidente, è quello di “Un’Europa delle patrie”, come la immaginava 50 anni fa Charles de Gaulle, “che deleghi a Bruxelles solo quello che gli Stati non possono fare da soli”.
In un editoriale la Sueddeutsche Zeitung aveva paragonato la possibile elezione di Norbert Hofer all’allora solo paventata Brexit, mentre, parlando di lui su Le Monde, Jean-Claude Juncker aveva detto che “Non mi piacciono. Con i populisti di destra non è possibile ne’ un dibattito ne’ un dialogo”.












