Azerbaijan. Baku diventa snodo chiave: l’Italia rafforza la sua sicurezza energetica

di Giuseppe Gagliano –

La visita della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Baku segna un passaggio strategico per l’Italia, che punta a consolidare le proprie forniture energetiche in un contesto internazionale sempre più instabile. Tra tensioni nel Mediterraneo allargato, crisi in Medio Oriente e incertezze nel Golfo Persico, Roma individua nell’Azerbaigian un partner affidabile per garantire continuità e diversificazione delle risorse.
Per la prima volta dopo tredici anni, un premier italiano visita il Paese caucasico, confermando un cambio di priorità nella politica estera nazionale. L’obiettivo non è solo assicurarsi gas e petrolio, ma rafforzare un’alleanza considerata ormai centrale per la sicurezza nazionale. In un quadro globale segnato da crisi e conflitti, l’Italia punta su forniture stabili, infrastrutture efficienti e rotte alternative.
L’Azerbaigian guidato da Ilham Aliyev si conferma così un pilastro della strategia energetica italiana. Non sostituisce altre fonti, ma consente di ridurre i rischi legati a instabilità geopolitiche e pressioni sui mercati. I numeri confermano il peso del rapporto: su 25 miliardi di metri cubi di gas esportati da Baku, 7,5 sono destinati all’Italia, primo importatore europeo di energia azera.
Decisivo il Corridoio Meridionale del Gas, con il gasdotto transadriatico che collega il Mar Caspio alla Puglia attraversando Turchia, Grecia e Albania. Questa infrastruttura ha già trasportato 47,5 miliardi di metri cubi verso l’Italia e nel 2025 ha coperto circa il 16 per cento del fabbisogno nazionale. Un contributo diventato cruciale dopo la crisi seguita alla guerra in Ucraina, che ha ridefinito gli equilibri energetici europei.
Accanto all’energia, cresce anche la dimensione economica. Gli scambi tra i due Paesi hanno raggiunto i 10,2 miliardi di euro, mentre aziende italiane sono coinvolte in progetti di ricostruzione e sviluppo, in particolare nell’area del Karabakh. L’Italia mira a trasformare il rapporto da semplice acquisto di risorse a partnership industriale, puntando su infrastrutture, ingegneria e tecnologia.
La cooperazione si estende anche al piano strategico. Il Caucaso si conferma area sensibile, crocevia tra Russia, Turchia, Iran e Unione Europea. La decisione di trasferire temporaneamente l’ambasciata italiana da Teheran a Baku evidenzia il ruolo crescente dell’Azerbaigian come punto di riferimento diplomatico e logistico in caso di crisi regionale.
Sul piano geopolitico, la relazione resta complessa. Baku mantiene rapporti con attori globali spesso in competizione tra loro e chiede in cambio investimenti e riconoscimento politico. Per l’Italia si tratta di muoversi con equilibrio, sfruttando le opportunità senza ignorare le criticità legate alla stabilità dell’area.
L’ambizione di Roma è più ampia: diventare la porta d’accesso europea per le rotte energetiche e commerciali provenienti dal Caspio e dall’Asia centrale. Un obiettivo che richiede investimenti, visione industriale e continuità politica, in una competizione con altri grandi corridoi economici continentali.
Il rafforzamento dei rapporti con Baku appare quindi una scelta obbligata, ma non priva di rischi. Ridurre una dipendenza non significa eliminarla. La sicurezza energetica italiana dipenderà dalla capacità di bilanciare fornitori, rotte e fonti diverse. In questo scenario, l’Azerbaigian rappresenta una pedina fondamentale, ma non l’unica, in una partita dove energia, geopolitica e sicurezza sono sempre più intrecciate.