di Simone Frusciante –
Il 30 dicembre 2025 è scomparsa all’età di 79 anni l’ex leader del Bangladesh Khaleda Zia, la prima donna capo di governo del Paese e la seconda nel mondo islamico dopo la pakistana Benazir Bhutto. La sua dipartita arriva in un momento particolarmente delicato per la nazione, che dopo la destituzione di Sheikh Hasina nel 2024 e il periodo di transizione guidato dal Nobel Muhammad Yunus, si prepara alle elezioni previste per il prossimo 12 febbraio.
Prima Ministra per due mandati, dal 1991 al 1996 e dal 2001 al 2006, Khaleda Zia è stata protagonista degli ultimi quattro decenni della storia del Bangladesh, dividendo la scena insieme a Sheikh Hasina, con la quale si instaurò un’inevitabile rivalità politica, dal momento che entrambe si avvicendarono al governo e all’opposizione, vivendo alterne fortune. Da qui il loro soprannome di “battling begum” (begum è un titolo onorifico riservato a donne influenti e di potere).
Sheikh Hasina era figlia di Sheikh Mujibur Rahman, padre fondatore del Bangladesh, che condusse il Paese all’indipendenza dal Pakistan nel 1971, diventandone leader. Quattro anni dopo, tuttavia, egli fu assassinato insieme a quasi tutta la sua famiglia in un colpo di Stato militare. Hasina sopravvisse in quanto si trovava all’estero e fu costretta all’esilio. Nel caos post-golpe emerse Ziaur Rahman, di cui Khaleda Zia era moglie, che divenne Presidente; nel 1981 venne anch’egli ucciso.
Nel 1982 si insediò la dittatura militare di Hussain Muhammad Ershad e fu durante questa fase che vennero in risalto sulla scena nazionale le due donne, che assunsero la guida dei due principali partiti politici. Di ritorno dall’esilio, Sheikh Hasina divenne la leader dell’Awami League (AL), fondata dal padre, mentre Khaleda Zia andò a ricoprire il ruolo che era stato del marito, quello di presidente del Bangladesh Nationalist Party (BNP). Nonostante tra le due donne ci fosse un’acredine derivante dagli eventi passati, decisero di fare fronte comune per ripristinare la democrazia.
La svolta giunse nel 1990, quando sulla scia di proteste che paralizzarono la nazione, Ershad si dimise. Ciò aprì la strada a nuove elezioni democratiche nel 1991, che videro sfidarsi Hasina e Zia; questa si impose sull’avversaria. Il governo di Zia implementò importanti riforme politiche, introducendo un sistema parlamentare in sostituzione di quello presidenziale, economiche, avviando il processo di liberalizzazione, e sociali, migliorando l’accesso all’istruzione e le condizioni delle donne.
Non mancarono le tensioni tra maggioranza e opposizione, che si acuirono sempre di più fino al totale boicottaggio del Parlamento da parte dell’Awami League e delle altre forze alleate, con la richiesta di dimissioni rivolta a Khaleda Zia. Nel febbraio 1996, il BNP vinse una seconda volta le elezioni, che furono però disertate dall’opposizione; di conseguenza, il voto fu dichiarato invalido e ripetuto. Nel giugno successivo, il verdetto elettorale venne ribaltato con la vittoria dell’Awami League, che portò Sheikh Hasina al governo, definito di “consenso nazionale”.
Proprio come era avvenuto durante il mandato di Zia, anche quello di Hasina vide un’escalation nello scontro tra maggioranza ed opposizione, con il BNP che boicottò ripetutamente il Parlamento e tenne una lunga serie di scioperi che paralizzarono il Paese. Nel 2001, Sheikh Hasina rassegnò le dimissioni facendo sì che un governo neutrale supervisionasse il processo di preparazione delle elezioni, le quali furono vinte dal BNP, portando all’ennesimo scambio di ruoli.
La violenza politica crebbe sempre di più, creando gravi ripercussioni sulla stabilità del Bangladesh. Quando nell’ottobre 2006 Khaleda Zia si dimise, il governo ad interim che le succedette proclamò lo Stato di emergenza, rifiutandosi di procedere con le elezioni previste per il gennaio successivo, sotto pressione da parte dell’esercito; ciò fu da molti ritenuto un colpo di Stato militare. Sia Hasina che Zia vennero processate e incarcerate, al fine di una loro estromissione dalla politica, poiché la rivalità tra di esse aveva inferto seri danni alla nazione.
La crisi finì nel 2008, con nuove elezioni e la vittoria dell’Awami League, che consegnò il governo a Sheikh Hasina per i 15 anni successivi. Malgrado una formidabile crescita economica, Hasina è stata accusata di aver creato un’autocrazia, responsabile di violazioni dei diritti umani contro gli oppositori. Il BNP di Khaleda Zia boicottò le elezioni svoltesi nel 2014, nel 2018 e nel 2024, giudicandole non democratiche; la stessa leader nel 2018 fu accusata di corruzione, arrestata e imprigionata.
Nell’estate 2024 violente proteste esplosero in Bangladesh contro il governo di Hasina, che rispose brutalmente, uccidendo oltre 1.400 persone. Il 5 agosto la folla assaltò la residenza della Premier, costringendola alla fuga e all’esilio in India, dove tuttora risiede. Nel novembre 2025 Hasina è stata condannata a morte in contumacia per crimini contro l’umanità. Zia, assolta da tutte le accuse, avrebbe dovuto partecipare alle prossime elezioni, ma l’aggravarsi della sua salute lo ha impedito.
Con la scomparsa di Khaleda Zia e l’uscita di scena di Sheikh Hasina si chiude un ciclo politico lungo quattro decenni. Mentre l’Awami League è stata bandita dalle elezioni, il BNP avrà come candidato alla premiership Tarique Rahman, figlio di Zia. Sebbene si auspica che la sua eventuale vittoria possa inaugurare una stagione rinnovata per il Bangladesh, su quest’ultimo grava una onerosa eredità fatta di crisi, instabilità e violenza da cui potrebbe essere difficile liberarsi.












