
di Tommaso Conte –
Le drammatiche vicende conflittuali interreligiose tipiche di India, Pakistan e Bangladesh, da alcuni giorni vedono particolarmente coinvolti il governo bengalese e la Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna (ISCKON).
La Corte suprema di Dacca aveva preso in considerazione la messa al bando della ISCKON, disposizione poi non attuata dal governo. L’arresto del monaco Chinmoy Krishna per alto tradimento sarebbe stata una delle cause scatenanti delle proteste tenutesi nelle città di Chittagong e Rangpur. I membri dell’organizzazione religiosa dharmica dichiarano di essere pronti ad attuare varie forme di attivismo e di sciopero contro eventuali misure restrittive che il governo bengalese potrebbe attuare contro la ISCKON ed altre organizzazioni religiose non islamiche.
L’India ovviamente segue lo svolgersi delle proteste con attenzione. La sede centrale dell’organizzazione religiosa in questione si trova infatti a Mayapur ed il suo fondatore, A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada era originario di Calcutta. Il movimento è di matrice krishnuita e visnuita e si basa sui dettami e sugli insegnamenti del maestro spirituale Sri Chaitanya, particolarmente attivo, per l’appunto nel Bengala.
La “partition” del 1947 ha visto separare l’Indostan da alcune sue regioni storiche per cause di maggioranza religiosa e al di là della linea di demarcazione rimangono ancora minoranze di religione dharmica. La ISCKON ha sedi e simpatizzanti in tutto il mondo e il governo indiano intrattiene strettissimi rapporti con l’organizzazione.
E’ nel Bengala Occidentale, oggi regione facente parte dell’India e a maggioranza induista, che sono state organizzate diverse manifestazioni di supporto per la ISCKON bengalese da parte di personale chierico o laico dell’organizzazione con sede in India. Il vicepresidente della ISCKON di Calcutta, in un’intervista del quotidiano The Indian Expres, denuncia la dura repressione che le forze di polizia bengalesi esercitano sui manifestanti “Hare Krishna”. La repressione attuata nei confronti delle minoranze religiose ha sempre contraddistinto le realtà pakistana, indiana e bengalese. Nella fattispecie, la minoranza superstite induista affrontò durissime condizioni entro i confini del Bangladesh, soprattutto quando questo era, fino al 1971, parte del Pakistan stesso. Le religioni di tipo dharmico sono particolarmente invise nella gran parte del mondo islamico orientale e viceversa. Il problema che la ISCKON sta affrontando in Bangladesh non è che un episodio in seno al ciclico conflitto interreligioso di tutta la ex-India Britannica.











