Bielorussia. Opportunità e prospettive del “paese ponte” tra la Russia e l’Ue

Intervista all’ambasciatore di Bielorussia in Italia Aleksandr Guryanov.

a cura di Giuliano Bifolchi –

Fin dalla sua indipendenza a seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica la Bielorussia è stata guidata da Aleksandr Lukashenko, giunto al suo quinto mandato presidenziale nel 2015, fattore che ha sollevato diverse critiche da parte degli esperti internazionali che spesso hanno etichettato il paese come una “dittatura post-sovietica”. I rapporti con l’occidente e la Russia hanno condizionato le relazioni internazionali di Minsk, impegnata nel bilanciare le relazioni con entrambe le parti specialmente a seguito della Crisi Ucraina e dell’inasprimento dei toni tra Bruxelles e Mosca. Le recenti accuse in merito alla “legge sui parassiti sociali”, i progetti economici nazionali e l’occasione di conoscere maggiormente la Bielorussia sono alla base dell’intervista ad Aleksandr Guryanov, ambasciatore bielorusso in Italia.

– Ambasciatore, può dirci qual è lo stato delle relazioni italo-bielorusse e in quali settori i due paesi cooperano?
I primi esempi delle relazioni economiche italo-bielorusse si devono far risalire al periodo sovietico quando diversi programmi economici tra Mosca e Roma venivano localizzati in Bielorussia. Dopo la dissoluzione dell’URSS l’Italia è stato uno tra i primi paesi al mondo a riconoscere la nostra indipendenza e infatti lo scorso anno abbiamo celebrato il 25mo anniversario delle relazioni diplomatiche italo-bielorusse. Tra i due paesi esiste un buon livello di scambi politici, economici e culturali, ma si veda anche il rapporto tra i nostri capi di stato, come la visita nel 2016 di Lukashenko a Roma e l’incontro cordiale del presidente italiano Sergio Mattarella.
Certamente la Bielorussia è uno dei partner più vicini alla Federazione Russia essendo anche membro dell’Unione Economica Euroasiatica. Questi fattori, però, non ci impediscono di avere anche buoni rapporti con l’Unione Europea e quindi con l’Italia.
Attualmente ci sono più di venti differenti accordi intergovernativi tra l’Italia e la Bielorussia e mi permetto di segnalare l’aspetto umanitario dato dal fatto che, a seguito della tragedia di Chernobyl, molti bambini bielorussi giunsero in Italia per visite mediche e soggiornarono tra le famiglie italiane per diversi anni. Questo aspetto è tra i più importanti perché i bambini bielorussi sono divenuti i migliori promotori e “ambasciatori” del nostro paese in Italia e inoltre un punto di contatto umanitario con la popolazione italiana.
La cooperazione bilaterale economica sta sviluppando con successo fino ad oggi. L’Italia è il decimo partner commerciale della Bielorussia e sul nostro territorio vi sono 245 compagnie con capitale italiano. Il 2014 potrebbe esser considerato il miglior anno per gli scambi commerciali bilaterali di oltre 2 miliardi euro. Poi, dopo circa due anni di flessione a causa delle crisi politiche ed economiche regionali, lo scambio commerciale italo-bielorusso è oggi tornato a crescere. Dal 2016 abbiamo dato il via alla commissione bilaterale per la cooperazione economica a Roma, istituzione che si unisce ai buoni rapporti tra i due ministeri degli Esteri e alla presenza delle rispettive ambasciate sul suolo italiano e bielorusso. A Minsk l’ambasciata italiana opera attivamente e ha dimostrato la piena volontà e il potenziale per collaborare e lavorare con le nostre autorità. Uno degli esempi di questo è l’organizzazione dell’Anno culturale dell’Italia. Nel 2017 inoltre sono stati istituiti i gruppi di amicizia interparlamentare Italia-Bielorussia, rispettivamente nel Parlamento Italiano e nell’Assemblea nazionale di Belarus.
Le recenti elezioni parlamentari avvenute in Italia non hanno troppo modificato i nostri rapporti perché la parte bielorussa è riuscita a cooperare e dialogare praticamente con tutti i maggiori partiti politici italiani. Quello che per noi è chiaro è che la vita politica italiana riguarda gli affari interni e il nostro governo non ha nessuna intenzione di influenzare o interferire nella politica nazionale italiana. Sebbene non siamo un grande paese, la Bielorussia si può considerare però un partner di fiducia per l’Italia e la speranza è che in futuro le nostre relazioni diplomatiche, politiche, economiche e culturali possano migliorare
”.

– La crisi economica internazionale ha interessato anche la Bielorussia. Può dirci qual è l’attuale performance economica del suo paese e in che modo il governo di Minsk ha cercato di superare le problematiche economiche?
La Bielorussia è parte del mercato aperto e circa il 60% del nostro Pil proviene dalle esportazioni, quindi è necessario che avere buone relazioni con i propri partner ed evitare o minimizzare gli effetti di possibili crisi economiche e finanziarie.
I primi anni della nostra indipendenza sono stati difficili dal punto di vista economico come per altri paesi post-sovietici, ma nell’ultima decade posso dire che la nostra economia è migliorata e il nostro Pil registrava una crescita del 7-10% all’anno. Ovviamente gli anni della crisi economica sono stati negativi anche per la nostra economia ma siamo riusciti a gestire la situazione, e ora testimoniamo una nuova crescita in vari settori, in particolare delle nostre esportazioni all’Unione Europea. La prossima sfida è quella di bilanciare le importazioni con le esportazioni.
Il nostro settore industriale per noi è storicamente importante poiché la Bielorussia fu tradizionalmente chiamata “la sala di montaggio dell’Unione Sovietica”. Così fin dalla nostra indipendenza ci è stato possibile sviluppare non solo il settore industriale ma anche quello agricolo facendo sì che le sole esportazioni verso la Russia dello scorso anno raggiungessero quota 5-6 miliardi di euro annualmente per i prodotti agricoli. Questo significa che siamo riusciti a diversificare la struttura della nostra economia e quindi ad esportare prodotti industriali e agricoli che sono diventati popolari nella parte sufficiente dei mercati mondiali.
Il nostro settore industriale è in fase di modernizzazione ed espansione e in questo senso potrebbero risultare importanti le aziende italiane nel fornirci know-how, servizi e materiali. Grazie ai notevoli cambiamenti nella regolamentazione del settore IT la Bielorussia è divenuto uno dei paesi leader in questo campo favorendo l’impiego di migliaia di ingeneri ed esperti i quali, se in passato guardavano all’estero per trovare lavoro, ora preferiscono di ritornare nel nostro paese e sfruttare le possibilità offerte. La promozione dell’IT-business ha permesso alla Bielorussia di divenire il paese leader nella criptomoneta oppure di dare vita a High-Tech Park, che genera oltre un miliardo di euro di esportazioni per anno.
La nostra strategia economica è quella di rendere il paese un punto di transito tra occidente e oriente attraverso lo sviluppo della rete di trasporti e delle infrastrutture logistiche. Viste le difficoltà economiche dei primi anni ’90, il governo di Minsk ha deciso di concentrare l’attenzione sullo sviluppo socioeconomico e sulla stabilità interna del paese. Anche se gli esperti internazionali avevano consigliato di chiudere le grandi compagnie statali, Minsk ha preferito modernizzare i settori chiave come quello petrolchimico o della produzione di macchinari lasciando però sempre aperte le possibilità di investimento per soggetti privati. Questa scelta ha provocato le critiche internazionali anche perché la Bielorussia è ancora una nazione dove il settore pubblico è molto ampio e le compagnie statali detengono il 70% dell’economia. Ma il nostro approccio rispecchia maggiormente le nostre necessità, a differenza di alcune scelte discutibili di paesi che hanno aperto l’economia alla privatizzazione e oggigiorno devono combattere con i problemi ad essa annessi tra cui la disoccupazione. Anche se è vero che le terapie shock possono dare risultati significativi in alcune condizioni, per noi questo non è accettabile. Ecco perché la Bielorussia può essere definita una “economia di investimenti pubblici” dove non solo il governo ma anche i privati possono sono incoraggiati a partecipare nelle attività economiche.
Fare parte poi dell’Unione Economica Euroasiatica, insieme alle politiche economiche adottate e allo sviluppo di relazioni con diversi partner, ha permesso al paese di avere importanti benefici, come ad esempio portare l’inflazione al di sotto del 10% o fare in modo che il tasso di cambio della nostra moneta nazionale sia abbastanza stabile
”.

– Quali sono le opportunità di investimento per le imprese italiane e in che modo la Bielorussia è collegata a progetti internazionali, ad esempio la Nuova Via della Seta?
Anche se abbiamo una buona storia di relazioni economiche con l’Italia, onestamente avrei delle lamentele diplomatiche da fare in merito all’attività delle grandi compagnie italiane che sembrano spesso lente nell’investire nel nostro paese. È il mondo della piccola e media imprenditoria (PMI) ad aver dimostrato la maggiore abilità di investimento. Lo scorso anno il numero delle compagnie con capitale italiano in Bielorussia è cresciuto a 45 unità di cui la maggior parte sono finanziate dalla PMI in diversi settori. Molto probabilmente le grandi aziende italiane si sono mostrate indecise facendo sì che altre aziende, come ad esempio quelle cinesi o americane, stiano penetrando nel nostro mercato sostituendole.
Anche se ci sono questi fraintendimenti tra possibilità economiche e implicazioni politiche come ad esempio le sanzioni, i nostri due paesi non possono prescindere dalla cooperazione economica. Seppur lentamente le grandi aziende italiane hanno preso parte ad alcuni progetti di investimento in Bielorussia, finanziati ad esempio dalla Banca Europea di Ricostruzione e Sviluppo (EBRD): è possibile citare la realizzazione del tratto bielorusso della superstrada Parigi-Mosca effettuata dalla Todini Spa oppure la creazione della Bielorusskiy Metallurgicheskiy Zavod (fabbrica metallurgica bielorussa o BMZ) ideata per la produzione di ferro di alta qualità sfruttando materiale riciclato.
La modernizzazione è uno dei nostri obiettivi principali che potrebbe vedere le compagnie italiane protagoniste: il nostro fine ultimo è non solo quello di attrarre investitori ma favorire la partecipazione in progetti congiunti di attori bielorussi e italiani la cui cooperazione permetta la produzione di merce da esportare sui mercati europei e internazionali. Cooperazione agevolata dal buon clima di operatività esistente nel nostro paese come dimostra il Doing Business Report della Banca Mondiale che posiziona la Bielorussia al 38mo posto (l’Italia al 46mo).
In merito ai grandi progetti internazionali è vero che la Bielorussia è interessata dalla Nuova Via della Seta. Infatti Pechino e Minsk hanno realizzato il Parco Industriale “Great Stone”, che possiede lo status di zona economica speciale (SEZ), situato a 25 chilometri da Minsk. Questo parco è intenzionato a produzione per l’esportazione nell’intero regione della CIS e nell’Unione Europea
“.

– Fin dal 2014, a seguito della crisi ucraina, la Bielorussia è stata utilizzata da alcune compagnie per superare il problema delle sanzioni e si sono registrati casi di frodi fiscali come crediti insoluti (vedi “La IC Partners trova la strada per applicare in Russia la legislazione italiana“). Come si sta comportando Minsk in tal senso? E’ possibile veramente che il vostro paese sia la chiave per superare le sanzioni?
La frode fiscale esiste non solo nel nostro paese. Inoltre questo dipende dalle attività private che il governo non può controllare pienamente. Il fatto che sia possibile avviare un’attività in meno di un giorno permette ad alcuni attori di realizzare frodi fiscali anche se l’autorità centrale si sta adoperando per ridurle al minimo attraverso una serie di misure di controllo. Per le aziende italiane il mio consiglio è quello di contattare la nostra ambasciata oppure la Camera di commercio in caso di dubbi o incertezze in merito ad un possibile partner in modo che possano essere effettuati i relativi controlli.
Adesso la Bielorussia è spesso chiamata la “Germania dell’Est” per la nostra precisione e puntualità nel rispettare gli accordi, così come per la nostra disciplina finanziaria. Tutt’ora è così infatti se una azienda italiana dovesse avere problemi con un partner bielorusso per quel che riguarda i pagamenti il governo interverrebbe coprendo il debito e trasformando quindi l’insoluto in un affare nazionale. Tutto questo per far sì che per investitori e partner commerciali siano fornite le maggiori garanzie di sicurezza e che si vada a creare un clima economico favorevole
”.

– Parliamo di politica interna: il presidente Lukashenko ha vinto le ultime elezioni con 83.49% dei voti ed è al suo quinto mandato… spesso viene il vostro paese viene etichettato come una “dittatura post-sovietica”. Come risponde a queste accuse e in che modo è garantita la democrazia, anche in relazione al caso dei prigionieri politici?
Il nostro paese è giovane ed ha solo 27 anni di indipendenza e quindi non abbiamo quel background storico-culturale in materia di democrazia come Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Le critiche sono sempre ben accette; ma vorremmo anche che all’estero comprendessero che, dopo la crisi iniziale negli anni ’90, abbiamo individuato come nostre priorità la sicurezza e stabilità nazionale e lo sviluppo socioeconomico. Chiamare la Bielorussia una “dittatura post-Sovietica” è esagerato, mentre definire il nostro governo come forte e stabile in grado di favorire lo sviluppo e affrontare problematiche attuali come l’immigrazione (in particolare dopo la crisi ucraina) e la sicurezza è maggiormente più accurato. Preferiamo quindi stabilità e sviluppo economico a un processo della “terapia shock” importato da fuori che non rispetterebbe le nostre realtà.
Le ultime elezioni hanno dimostrato che la maggior parte della popolazione supporta Lukashenko e che esiste una piccola minoranza di opposizione politica. Gli arresti riguardano persone che hanno ricevuto fondi da finanziatori esteri senza dichiararli e quindi hanno commesso una frode fiscale con relativa pena, oppure oppositori che hanno organizzato proteste violente con minacce per la sicurezza pubblica. Pensate che ci siano anche oppositori che oltre a criticare il governo sperano in una nuova imposizione di sanzioni non pensando che queste possano gravare sulla popolazione.
Inoltre è possibile dire che non esiste il modello unico di democrazia. Quindi quello che noi definiamo come democratico è un paese sicuro con opportunità economiche e di lavoro mentre altri preferiscono concentrarsi solamente sulla libertà di parola. A proposito, questa ultima è presenta in Bielorussia nelle forme innumerevoli in internet. Molto probabilmente le necessità in futuro cambieranno anche nel nostro paese, ma per ora noi abbiamo queste esigenze
”.

– Qual è l’obiettivo della “legge sui parassiti sociali” che interessa circa 400 mila persone?
Questa legge ha causato una grande discussione in Bielorussia ed era stata motivata dal fatto che esistono diverse garanzie e servizi statali gratuiti a tutti i cittadini bielorussi. L’idea alla base della legge “Sulla prevenzione della dipendenza sociale” approvata due anni fa era quella di favorire un maggiore impiego e andare a contrastare quelle persone che dichiaravano di non avere un impiego e un reddito, usufruivano dei servizi statali ma in verità vivevano in case di lusso e avevano un salario generato da un lavoro in nero.
Sfortunatamente questa prima legge è andata a colpire anche coloro che erano disoccupati per diversi motivi, ad esempio una madre impegnata nel crescere i propri figli, e quindi le polemiche hanno portato ad una seconda versione della legge, che adesso si chiama “Sulla facilitazione dell’impiego”. Questa favorisce il rimborso per circa 23mila persone che ritenevano di esser state punite ingiustamente dalla legge precedente.
Quindi l’idea alla base era quella di favorire l’impiego e contrastare i lavoratori in nero e gli evasori, ma poi nell’esecuzione sono stati commessi alcuni errori che con il tempo sono stati corretti
”.