Bolivia. Aramayo richiama gli ambasciatori di Iran e Russia, tensione diplomatica sul nuovo corso di La Paz

di Giuseppe Gagliano

La Bolivia apre uno scontro diplomatico con Iran e Russia e mostra al mondo il cambio di rotta del nuovo governo. La convocazione degli ambasciatori di Teheran e Mosca da parte del ministro degli Esteri Fernando Aramayo segna infatti il primo vero strappo politico con il sistema di alleanze costruito negli anni del Movimento per il Socialismo e di Evo Morales.
Al centro della crisi c’è la partecipazione dei diplomatici iraniani e russi alla cerimonia di insediamento come governatore del dipartimento di Cochabamba di Leonardo Loza, figura vicina a Morales e al sindacalismo cocalero. Per il governo del presidente Rodrigo Paz non si è trattato di una semplice presenza istituzionale, ma di un gesto interpretato come sostegno politico a una parte dell’opposizione interna.
La Paz ha richiamato il principio di non ingerenza previsto dalla Convenzione di Vienna, ribadendo che la politica estera boliviana viene gestita esclusivamente dal governo centrale. Un messaggio diretto sia alle potenze straniere sia alle reti politiche ancora legate al MAS, che continuano a mantenere rapporti privilegiati con Russia, Iran, Cina e Venezuela.
La crisi riflette una trasformazione più ampia. Rodrigo Paz, primo presidente conservatore boliviano dopo quasi vent’anni di governi di sinistra, punta a riallacciare i rapporti con Stati Uniti e Israele, attrarre investimenti e presentare la Bolivia come un Paese più aperto e meno ideologico. Una svolta che però si scontra con l’eredità lasciata dal moralesismo, ancora radicato sul piano sociale, territoriale e sindacale.
Per Iran e Russia, la Bolivia resta un partner strategico in America Latina. Teheran considera La Paz una piattaforma utile per consolidare la propria presenza politica nel continente e contrastare l’isolamento occidentale. Mosca, invece, vede nella relazione con la Bolivia uno strumento per dimostrare di mantenere influenza nel Sud globale nonostante la guerra in Ucraina e le sanzioni occidentali.
Dietro lo scontro diplomatico pesa anche la questione del litio. La Bolivia possiede alcune delle più grandi riserve mondiali e il nuovo governo vuole attirare capitali e tecnologia senza interrompere gli accordi già firmati con Russia e Cina. Paz cerca quindi un equilibrio difficile: cambiare collocazione geopolitica senza provocare una rottura economica con gli attori già presenti nel Paese.
La convocazione degli ambasciatori assume così un valore simbolico molto più ampio. La Bolivia diventa uno dei terreni della competizione tra Stati Uniti, Russia, Iran e Cina in America Latina, in una fase di nuova guerra fredda geoeconomica e diplomatica. Anche una semplice cerimonia regionale si trasforma in un caso internazionale capace di rivelare le tensioni sul futuro orientamento del Paese.