
di Giuseppe Gagliano –
La Bolivia è travolta da una nuova crisi politica e sociale che sta assumendo una dimensione regionale. Le proteste contro il presidente Rodrigo Paz, con blocchi stradali e mobilitazioni sindacali, stanno paralizzando il Paese e colpendo direttamente trasporti, commercio, esportazioni minerarie e approvvigionamenti energetici. In un sistema fragile come quello boliviano, il controllo delle infrastrutture e delle vie di collegamento diventa uno strumento di pressione politica decisivo.
La situazione ha assunto un rilievo geopolitico dopo il sostegno esplicito degli Stati Uniti al governo di Paz. Washington, attraverso il progetto “Scudo delle Americhe”, considera la Bolivia parte di una nuova architettura regionale basata su sicurezza, contrasto al narcotraffico e cooperazione politica. Il segretario di Stato Marco Rubio e il vice Christopher Landau hanno espresso appoggio “incondizionato” all’esecutivo boliviano, segnando un riavvicinamento storico dopo anni di tensioni seguiti all’espulsione dell’ambasciatore statunitense da parte di Evo Morales nel 2008.
La crisi ha provocato anche uno scontro diplomatico con la Colombia. Il presidente Gustavo Petro ha sostenuto apertamente le proteste e mostrato vicinanza politica a Evo Morales, provocando la reazione di La Paz, che ha espulso l’ambasciatrice colombiana Elizabeth Garcia. Bogotá ha risposto dichiarando persona non grata il rappresentante boliviano Ariel Percy Molina.
Sul piano interno, Morales continua a rappresentare un riferimento politico e sociale per ampi settori popolari, sindacali e indigeni. La sua influenza impedisce di ridurre le proteste a semplice disordine pubblico e mantiene aperta una frattura tra il governo centrale e una parte consistente della società boliviana.
La crisi rischia di avere conseguenze economiche pesanti. I blocchi stanno rallentando l’attività produttiva e aumentando l’incertezza in un Paese strategico per litio, gas e materie prime. La stabilità della Bolivia interessa direttamente Stati Uniti, Cina e Russia, che guardano al Paese come a un tassello importante nella competizione globale per le risorse energetiche e minerarie.
Secondo l’analisi geopolitica, la Bolivia sta diventando il simbolo di una nuova fase latinoamericana, nella quale sicurezza, controllo delle risorse, narcotraffico e influenza internazionale sostituiscono la tradizionale contrapposizione ideologica tra destra e sinistra. La sfida per Rodrigo Paz sarà mantenere il sostegno internazionale senza apparire dipendente da Washington, mentre le opposizioni cercano di trasformare la protesta sociale in una contestazione più ampia dell’attuale ordine politico regionale.











