Bolivia. Il caso Botrading e il tramonto politico di Luis Arce

di Giuseppe Gagliano –

A meno di due mesi dalla fine del suo mandato, il presidente boliviano Luis Arce si trova di fronte alla crisi più grave della sua carriera politica. Il cosiddetto “caso Botrading”, un’inchiesta sulle importazioni di carburante gestite da una controllata della compagnia statale YPFB, rischia di tradursi in un’accusa formale di corruzione proprio mentre il Paese si avvicina a elezioni decisive. A innescare la vicenda è stato Rolando Cuellar, deputato ed ex alleato di Arce, che ha presentato una lista di accuse pesantissime: falsità ideologica, uso di documenti falsi, inadempimento dei doveri, danno economico allo Stato e persino riciclaggio di denaro.
Secondo la relazione della commissione parlamentare d’inchiesta, Botrading avrebbe firmato almeno 12 contratti con prezzi gonfiati, pagato forniture senza copertura contrattuale e superato i limiti di spesa previsti. Il danno stimato per lo Stato ammonterebbe a circa 56 milioni di dollari, distribuiti su due diverse amministrazioni. Per un Paese che dipende per oltre il 90% dalle importazioni di gasolio e per più della metà da quelle di benzina, un buco di queste dimensioni è un colpo durissimo alle finanze pubbliche.
L’apertura di un processo contro un presidente in carica richiede una maggioranza dei due terzi in Parlamento, un obiettivo attualmente fuori portata per qualsiasi forza politica. Tuttavia, l’inchiesta è già stata trasmessa al Controllore Generale e alla Procura di La Paz, che stanno conducendo indagini penali anche sui dirigenti di YPFB. Arce, dunque, non può ignorare il rischio di una procedura giudiziaria che potrebbe minare la sua credibilità e quella del Movimento al Socialismo (MAS), il partito che governa la Bolivia da quasi vent’anni.
Armin Dorgathen, presidente di YPFB, ha respinto le accuse spiegando che Botrading fu creata nel 2019 per ridurre i costi di importazione e semplificare i processi. La sede in Paraguay, ha aggiunto, fu una scelta legale e fiscale per rendere più efficiente la catena logistica, e la controllata avrebbe generato oltre 30 milioni di dollari di entrate. Ha anche chiesto una revisione contabile internazionale, definendo l’indagine “una manovra politica” per destabilizzare la fine del mandato di Arce.
La vicenda esplode in un contesto economico estremamente fragile. I sussidi ai carburanti – voluti per mantenere stabili i prezzi interni – hanno eroso le riserve in valuta estera e aumentato la dipendenza del Paese da importazioni costose, mettendo sotto pressione il bilancio pubblico. Con le elezioni alle porte, il nuovo governo dovrà affrontare un dilemma: mantenere i sussidi rischiando il collasso delle finanze statali oppure tagliarli e affrontare la rabbia popolare, in un Paese dove le proteste sociali hanno spesso paralizzato l’economia.
La Bolivia, ricca di litio ma povera di carburanti, si trova al crocevia tra le grandi potenze interessate alla transizione energetica globale. Instabilità politica e scandali di corruzione rischiano di scoraggiare gli investimenti esteri proprio nel momento in cui il Paese avrebbe bisogno di capitali per sviluppare la filiera del litio e ridurre la dipendenza dalle importazioni di carburante.
Il caso Botrading è più di uno scandalo di corruzione: è il sintomo di un modello economico che mostra tutti i suoi limiti. Per Arce, la sfida è duplice: difendere la propria reputazione e garantire una transizione ordinata a chi lo succederà. Per la Bolivia, si tratta di decidere se proseguire con un’economia assistita e vulnerabile agli shock esterni o avviare una riforma dolorosa ma necessaria. Il rischio è che, senza un cambiamento strutturale, il Paese entri in una spirale di crisi politica ed economica da cui sarà difficile uscire.