Bolivia. Sotto osservazione ONU per rischio di crisi alimentare

Ma il governo smentisce.

di Paolo Menchi

La recente allerta lanciata dalla FAO e dal PMA (Programa Mundial de Alimentos) ha sollevato preoccupazioni circa un possibile peggioramento dell’insicurezza alimentare in Bolivia nel periodo tra giugno e ottobre 2025. Secondo il rapporto congiunto, il Paese andino potrebbe subire un deterioramento nella disponibilità e accesso agli alimenti a causa di una persistente inflazione elevata, la riduzione delle riserve internazionali e la crescente scarsità di combustibili, fattori che compromettono la capacità di importazione e il potere d’acquisto delle famiglie boliviane.
Il documento ONU colloca Bolivia, insieme a Colombia e Haiti, nella lista dei Paesi che richiedono un monitoraggio speciale per il rischio di crisi alimentare. In particolare, la mancanza di carburante potrebbe ostacolare ulteriormente le attività agricole, portando a un calo della produzione di mais, alimento fondamentale nella dieta boliviana. Già nel mese di ottobre 2024, circa 2,2 milioni di persone, pari al 19% della popolazione, hanno affrontato condizioni di fame.
Il Governo boliviano ha però respinto fermamente le conclusioni dell’ONU. La ministra degli Esteri, Celinda Sosa, si è dichiarata sorpresa dal contenuto del rapporto, sostenendo che il Paese continua a godere di una relativa sicurezza alimentare. “Io sono un agricoltore e vengo dal campo, posso dire con certezza che in Bolivia, rispetto ad altri Paesi, abbiamo ancora il privilegio di una sicurezza alimentare”, ha affermato in dichiarazioni alla stampa, ricordando che anche durante la pandemia da COVID-19, la produzione non si è mai fermata. “Oggi possiamo trovare patate e pomodori a prezzi bassi”, ha aggiunto.
A rafforzare la posizione del governo, è intervenuto anche il ministro dell’Economia e delle Finanze Pubbliche, Marcelo Montenegro, che ha attribuito parte della responsabilità della situazione attuale ai blocchi stradali promossi dall’ex presidente Evo Morales. Secondo il ministro, tali blocchi hanno causato scarsità di prodotti, speculazione e aumento dei prezzi, contribuendo all’innalzamento dell’inflazione. «La Bolivia è un Paese produttore di alimenti con grande potenziale. Tuttavia, i blocchi organizzati da Evo Morales e i suoi seguaci hanno generato disagi gravi nel mercato alimentare», ha dichiarato in conferenza stampa.
Nonostante le rassicurazioni governative, non mancano le voci critiche all’interno del Paese. La senatrice di opposizione Daly Santa María Aguirre ha denunciato l’assenza di politiche pubbliche efficaci per garantire la sicurezza alimentare, sollecitando il Governo ad agire con urgenza per evitare una crisi umanitaria.
Nel contesto latinoamericano, la situazione della Bolivia viene confrontata con quella della Colombia, dove si stima che il 15% della popolazione (circa 7,8 milioni di persone) vivrà in condizioni di insicurezza alimentare acuta nel 2025, e con quella ancora più critica di Haiti, dove la violenza delle bande armate, il collasso economico e i disastri climatici rendono il Paese l’epicentro della crisi alimentare nella regione per il terzo anno consecutivo.