Bolivia. Violente proteste di piazza contro il governo Paz.

di Paolo Menchi –

La conflittualità che sta scuotendo la Bolivia in questi giorni nasce da un intreccio di richieste settoriali ed economiche che si sono trasformate in una sfida politica diretta al presidente Rodrigo Paz, in carica da soli sei mesi. Le tensioni, alimentate da una grave crisi economica con previsioni di decrescita tra il 3,2% e il 3,3% per l’anno in corso, vedono il coinvolgimento di diversi settori sociali, tra cui contadini, indigeni, insegnanti, minatori e autotrasportatori, un tempo alleati dell’ex presidente Evo Morales.
Le proteste sono iniziate a fine aprile con scioperi e blocchi stradali, culminando nella giornata del 14 maggio con violenti scontri a La Paz, dove l’uso della dinamite da parte dei minatori e il lancio di gas lacrimogeni da parte della polizia hanno segnato un’escalation della violenza nei pressi del palazzo di governo.
Al centro delle rivendicazioni c’è la richiesta di annullamento della Legge 1720 sulla classificazione delle terre, vista dagli indigeni dell’Amazzonia come un rischio per le loro proprietà, nonostante il sostegno degli imprenditori di Santa Cruz. Sebbene il presidente Paz abbia accettato l’abrogazione della norma, la mobilitazione prosegue e si è radicalizzata con la richiesta di dimissioni del presidente, avanzata con forza dai contadini Aymara della Federazione “Tupac Katari” e dai sostenitori di Morales.
Parallelamente, la Central Obrera Boliviana (COB) e le confederazioni degli insegnanti chiedono aumenti salariali del 20% e garanzie contro le privatizzazioni, richieste finora respinte dal governo per mancanza di fondi. A questo quadro si aggiungono le proteste degli autotrasportatori per la scarsa qualità della benzina e dei minatori per la carenza di combustibile ed esplosivi.
La gravità della situazione è sottolineata dalle denunce della ministra della Salute, Marcela Flores, la quale ha riferito di almeno due decessi causati dall’impossibilità di ricevere cure mediche a causa dei blocchi stradali, oltre al blocco di 40 tonnellate di ossigeno medicinale e ai ritardi nei soccorsi per pazienti in stato critico.
Mentre il portavoce presidenziale José Luis Gálvez denuncia un complotto antigovernativo, le piazze continuano a risuonare di slogan che chiedono un cambio di rotta immediato per il Paese.