Brasile. Lo scontro con gli Usa scuote l’Atlantico

di Giuseppe Gagliano

Con la firma del decreto che autorizza misure di ritorsione sui dazi statunitensi, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha aperto un nuovo capitolo nelle relazioni tra Brasilia e Washington. La risposta del Brasile all’aumento del 50% dei dazi deciso da Donald Trump sulle esportazioni brasiliane non è solo un atto difensivo, ma anche un messaggio politico: il Paese sudamericano intende difendere la propria sovranità economica e rivendicare un ruolo più assertivo nello scacchiere globale.
Dal punto di vista economico la decisione Usa rischia di destabilizzare un flusso commerciale bilanciato: nel 2024 Brasile e Stati Uniti hanno registrato un interscambio di circa 80 miliardi di dollari, con un saldo quasi in pareggio. La scelta di Trump, giustificata ufficialmente come reazione all’“elevato surplus” brasiliano, appare invece legata a dinamiche interne e alla necessità di consolidare il consenso tra gli elettori industriali del Midwest. Per il Brasile, l’imposizione dei dazi potrebbe colpire settori chiave come l’agroindustria e la siderurgia, con effetti a cascata su occupazione e crescita. Le contromisure delineate da Lula mirano a colpire selettivamente beni statunitensi per limitare l’impatto sui consumatori locali, ma un’escalation prolungata rischia di spingere il Brasile verso altri partner commerciali, come Cina ed Europa.
Sul piano strategico la mossa brasiliana va letta in un contesto più ampio. Lula intende posizionare il Brasile come leader del sud globale, capace di contrapporsi alle decisioni unilaterali delle grandi potenze. La Legge di Reciprocità, attivata con il decreto, non è soltanto uno strumento giuridico: rappresenta un tentativo di imporre una regola di parità nelle relazioni internazionali, sfidando la tradizionale asimmetria tra Nord e Sud del mondo. Tuttavia, il Brasile dovrà bilanciare questa postura con la necessità di mantenere relazioni stabili con Washington, fondamentale per la sicurezza regionale e la cooperazione tecnologica.
La crisi commerciale si intreccia con la delicata situazione politica interna del Brasile. Mentre Lula cerca di consolidare il suo governo, l’ex presidente Jair Bolsonaro affronta un processo per presunto golpe che potrebbe ridefinire gli equilibri del Paese. Il governo di Brasilia, impegnato su due fronti, cioè la tenuta interna e la difesa esterna, rischia di trovarsi in una posizione di vulnerabilità se non riuscirà a costruire alleanze solide all’interno del MERCOSUR e con i Paesi BRICS.
Il decreto firmato da Lula è anche un sintomo del mutamento dell’ordine mondiale. Mentre Washington adotta una strategia neo-protezionista per preservare la propria leadership, il Brasile cerca di affermarsi come attore autonomo in un sistema multipolare. La sfida sarà evitare che lo scontro commerciale degeneri in isolamento economico e cogliere l’opportunità per diversificare mercati e filiere produttive, riducendo la dipendenza da un solo partner.
La partita quindi non si gioca solo sui dazi, ma sulla capacità del Brasile di trasformare una crisi in leva per rafforzare la propria resilienza economica e il proprio peso geopolitico.