Brasile. Preoccupa la strategia americana contro PCC e Comando Vermelho

di Giuseppe Gagliano –

Il Brasile teme che la possibile decisione degli Stati Uniti di classificare il Primeiro Comando da Capital e il Comando Vermelho come organizzazioni terroristiche straniere possa aprire una nuova fase di tensione tra Washington e Brasilia e ridefinire gli equilibri della sicurezza in America Latina. Dietro una scelta che appare tecnica si nascondono infatti implicazioni politiche e strategiche molto più ampie, legate all’estensione degli strumenti coercitivi americani oltre i propri confini.
Il governo di Lula si è mosso rapidamente sul piano diplomatico per evitare questa designazione. Considerare i due gruppi come entità terroristiche non significherebbe solo inasprire la lotta contro il crimine organizzato, ma consentirebbe agli Stati Uniti di ampliare strumenti legali, finanziari e investigativi e di estendere il raggio della propria giurisdizione. Per Brasilia il rischio è che la gestione del problema venga sottratta in parte alla sovranità nazionale e ricondotta alla dottrina americana della sicurezza globale.
Le autorità brasiliane non sottovalutano la pericolosità delle due organizzazioni. Proprio per questo temono che la classificazione come terroristi possa legittimare pressioni politiche, azioni extraterritoriali e un maggiore interventismo statunitense nella sicurezza regionale. La telefonata tra il ministro degli Esteri Mauro Vieira e il segretario di Stato Marco Rubio è stata letta come un tentativo di prevenire questo scenario e di ribadire il ruolo del Brasile nella definizione delle proprie minacce interne.
Negli Stati Uniti la tendenza a trasformare cartelli e reti criminali in soggetti terroristici si rafforza quando il tema della sicurezza interna e dell’immigrazione diventa centrale nel dibattito politico. Durante l’amministrazione Trump questa logica si è tradotta in un uso più aggressivo della categoria di terrorismo, che consente di superare vincoli diplomatici e ampliare il mandato d’azione delle autorità federali.
Brasilia guarda con preoccupazione anche ai precedenti regionali. Il caso venezuelano, con la designazione del cosiddetto Cartello dei Soli come entità terroristica, ha mostrato come il contrasto al narcotraffico possa trasformarsi in una dinamica politico militare più ampia. Il timore è che un passo analogo nei confronti di PCC e Comando Vermelho possa aprire la strada a un maggiore interventismo statunitense nel cuore della sicurezza latinoamericana.
Il PCC e il Comando Vermelho restano tra le organizzazioni criminali più potenti del Brasile. Il primo si è evoluto in una struttura transnazionale con una rete logistica e finanziaria estesa, mentre il secondo mantiene un forte radicamento territoriale, soprattutto nelle periferie di Rio de Janeiro. Entrambi esercitano controllo su traffici illegali, riciclaggio di denaro e sistemi di corruzione che incidono profondamente sugli equilibri tra Stato e società.
Per il governo brasiliano la differenza tra criminalità organizzata e terrorismo resta però decisiva. Queste organizzazioni perseguono principalmente obiettivi economici e non ideologici, e trasformarle formalmente in entità terroristiche rischierebbe di introdurre una nuova logica di sicurezza regionale fondata sugli strumenti della guerra al terrore.
La reazione di Lula viene quindi interpretata come una difesa della sovranità nazionale. Se Washington decidesse unilateralmente di classificare gruppi criminali brasiliani come terroristi, la questione non sarebbe più soltanto interna al Brasile ma diventerebbe parte della strategia americana di sicurezza. Questo aprirebbe un dilemma politico per Brasilia, divisa tra la necessità di combattere duramente il crimine organizzato e il timore di accettare una crescente subordinazione alle priorità degli Stati Uniti.
Il caso evidenzia una tendenza più ampia in America Latina. La regione rischia di diventare il terreno in cui Washington sperimenta una nuova integrazione tra lotta al narcotraffico, controterrorismo e proiezione extraterritoriale della propria forza. Una strategia che semplifica la lettura dei fenomeni criminali ma che, secondo molti osservatori, potrebbe aumentare la dipendenza politica dei Paesi coinvolti senza affrontare le cause profonde della criminalità organizzata.
Per questo Brasilia tenta di fermare la designazione prima che si trasformi in precedente. Il timore è che, una volta aperta la porta alla categoria del terrorismo, diventi molto più difficile limitare l’espansione del raggio d’azione americano nella sicurezza regionale.