Bulgaria. Radev conquista il governo: stabilità politica e tensioni con Bruxelles al centro della nuova fase

di Giuseppe Gagliano –

Rumen Radev torna al centro del potere bulgaro con una maggioranza assoluta che interrompe anni di paralisi politica e governi fragili. La sua nomina a primo ministro segna una svolta per la Bulgaria dopo otto elezioni in cinque anni, proteste anticorruzione e una crescente sfiducia verso le istituzioni. Per la prima volta dal 1997, un esecutivo dispone di una base parlamentare solida, ma proprio questa forza trasforma Radev da oppositore del sistema a responsabile diretto della sua gestione.
Ex comandante dell’aeronautica ed ex presidente della Repubblica, Radev ha costruito il proprio consenso presentandosi come interprete della frustrazione popolare contro corruzione, oligarchie e dipendenza dalle élite politiche tradizionali. Ora dovrà però affrontare problemi concreti: inflazione, crisi energetica, conti pubblici sotto pressione e riforme bloccate da anni.
La sfida principale resta quella della corruzione, tema centrale del dibattito politico bulgaro. Sofia continua a essere considerata uno dei Paesi più vulnerabili dell’Unione Europea sul piano della trasparenza istituzionale e dell’indipendenza giudiziaria. Radev ha promesso di smantellare il sistema oligarchico che, secondo lui, domina lo Stato, ma Bruxelles e gli investitori attendono risultati concreti, soprattutto sulla riforma della magistratura e del Consiglio giudiziario supremo.
Il nuovo governo dovrà inoltre ricucire i rapporti con l’Unione Europea. Quasi 400 milioni di euro di fondi comunitari restano infatti vincolati ai progressi nelle riforme anticorruzione. Nonostante le sue posizioni sovraniste e critiche verso alcune politiche europee, Radev difficilmente potrà permettersi uno scontro diretto con Bruxelles, vista la forte dipendenza economica della Bulgaria dai finanziamenti europei.
Sul piano geopolitico, il nodo più delicato riguarda la Russia. Radev è considerato da molti partner europei più aperto al dialogo con Mosca rispetto ad altri leader dell’Europa orientale. Tuttavia la guerra in Ucraina ha reso ogni ambiguità particolarmente sensibile per un Paese membro di Unione Europea e NATO affacciato sul Mar Nero. Sofia dovrà quindi bilanciare il rapporto storico con la Russia con gli obblighi strategici euro-atlantici.
Anche il fronte interno resta fragile. L’aumento dei prezzi e il costo dell’energia minacciano il consenso del nuovo esecutivo in uno dei Paesi economicamente più deboli dell’UE. Le aspettative sociali sono elevate e la maggioranza assoluta ottenuta da Radev rischia di trasformarsi rapidamente in un peso politico se le promesse di riforma non produrranno effetti tangibili.
La Bulgaria entra così in una nuova fase politica che riflette molte delle tensioni dell’Europa orientale: il tentativo di conciliare sovranità nazionale e dipendenza economica dall’Unione Europea, identità nazionale e integrazione occidentale, diffidenza verso Bruxelles e timore dell’influenza russa. Radev ha ottenuto il potere necessario per cambiare il sistema. Resta da capire se riuscirà davvero a riformarlo o se rappresenterà soltanto una nuova versione dello stesso equilibrio politico che prometteva di superare.