Centrafrica. L’ambiguità di Mosca e il gruppo Wagner. E Lavrov non incontra Touadera

di Giuseppe Gagliano

E’ uno dei rappresentanti di vendita del gruppo di sicurezza privata russo Wagner nella Repubblica Centrafricana, e si fa chiamare Alexander Ivanov. I media centrafricani hanno risportato che l’uomo è stato acclamato lo scorso 15 ottobre dai deputati durante una cerimonia organizzata presso l’Assemblea nazionale dal suo presidente Mathieu Sarandji, mentore politico del capo della Stato Faustin Arcangelo Touadéra. Una celebrazione ufficiale molto rumorosa questa, proprio perché lo stato centrafricano viene criticato per la sua vicinanza alla compagnia di mercenari Wagner.
Ivanov è il portavoce della Community of Officers for International Security (Cosi), un canale Twitter riservato agli istruttori russi, ed è molto vicino alla Fondazione per la Difesa dei Valori Nazionali, un think-tank che appartiene alla galassia del gruppo Wagner il cui finanziatore, Evgueni Prigozhin, è collegato al presidente russo Vladimir Putin.
La cerimonia organizzata presso l’assemblea nazionale ha irritato la diplomazia russa, e difatti vi ha preso parte Dmitriy Sytyi in sostituzione di Valery Zakharov, consigliere per la sicurezza nazionale russa del presidente Faustin Archange Touadéra, assente da diversi mesi.
Questo episodio non deve essere letto come un evento occasionale, bensì come sintomatico della posizione equivoca della diplomazia russa nei confronti del gruppo di sicurezza privata Wagner. Da parte centrafricana le autorità stanno promuovendo la “cooperazione russa” come un blocco omogeneo. Da parte russa invece la narrazione sulla presenza degli istruttori del gruppo Wagner è più ambigua, poiché ufficialmente devono negare ogni coinvolgimento di Mosca. Un’ambivalenza questa che non può non generare alcune incongruenze. Così l’ambasciata russa a Bangui afferma di non conoscere la Community of Officers for International Security, rappresentando gli ufficiali presenti nel paese nell’ambito di un accordo ufficiale tra Russia e Repubblica Centrafricana firmato nel 2018.
I canali ufficiali della diplomazia russa sono costretti a convivere e talvolta a collaborare con il gruppo paramilitare, soprattutto per questioni di sicurezza, ma non senza tensioni. Un esempio di queste ambiguità o ambivalenza da parte di Mosca è rappresentato dall’assenza per molti mesi dell’ambasciatore russo Vladimir Titorenko, che avrebbe manifestato più volte la propria riluttanza ad avere a che fare con il gruppo di mercenari Wagner.
Altro esempio dell’ambiguità di Mosca, cioè della diplomazia russa nei confronti del gruppo Wagner, è rappresentato dal capo dell’ufficio del ministero della Difesa russo aperto a Bangui nel 2020, e cioè dal generale Oleg Polguev. Questi è stato vittima delle tensioni con il gruppo paramilitare, e pare che abbia dovuto lasciare il suo incarico all’inizio di luglio e tornare in Russia a causa di una cattiva intesa con elementi di Wagner.
Un imbarazzo che viene illustrato anche ai massimi livelli dei funzionari moscoviti: a metà settembre il capo della diplomazia russa Sergey Lavrov si è rifiutato di incontrare Faustin Archange Touadéra a margine dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, poiché il presidente centrafricano risulta essere sempre più associato sia da parete delle cancellerie occidentali che di quelle africane al gruppo paramilitare.
Contrariamente alla discrezione della diplomazia russa attuata nelle ultime settimane, Wagner sembra per il momento non voler porre fine alle sue attività nella Repubblica Centrafricana, come dimostra sia il fatto che ha iniziato la costruzione di un centro culturale russo sulle rive del fiume Oubangui, sul modello dell’Alliance Francaise, sia che sta girando un film, dopo il successo mediatico di Tourist, trasmesso a maggio per promuovere l’attività delle forze russe nella Repubblica Centrafricana.