
di Giuseppe Gagliano –
La Cina rafforza la propria presenza in Africa utilizzando commercio, infrastrutture e investimenti come strumenti di influenza strategica. La visita del vicepresidente del Gambia, Muhammad BS Jallow, al porto automatizzato di Tianjin ha evidenziato il modello che Pechino propone al continente: sviluppo economico, innovazione tecnologica e cooperazione commerciale integrati in una più ampia strategia geopolitica.
La decisione cinese di concedere l’accesso a dazi zero a 53 Paesi africani con cui intrattiene relazioni diplomatiche rappresenta uno dei pilastri di questa politica. Per Stati come il Gambia, la misura offre nuove opportunità di esportazione, soprattutto per prodotti agricoli come le arachidi. Per Pechino, invece, rafforza i legami economici e consolida la propria immagine di partner privilegiato dello sviluppo africano.
L’iniziativa ha però anche una chiara valenza politica. L’Eswatini, ultimo Stato africano a riconoscere Taiwan, è stato escluso dal beneficio tariffario. Un segnale che conferma come l’adesione al principio dell’“Unica Cina” resti una condizione fondamentale per accedere ai vantaggi offerti da Pechino.
Dietro l’apertura commerciale si intravede inoltre l’interesse cinese per le materie prime strategiche necessarie alla transizione energetica globale. Litio, cobalto, rame, manganese e terre rare sono risorse essenziali per batterie, veicoli elettrici e tecnologie verdi, settori nei quali la Cina occupa già una posizione dominante.
Accanto alla dimensione industriale emerge quella finanziaria. Attraverso il sistema di pagamenti internazionali CIPS e la crescente diffusione dello yuan negli scambi commerciali, Pechino punta a ridurre la dipendenza dal dollaro e ad ampliare la propria influenza monetaria nei mercati emergenti.
Per il Gambia e per molti altri Paesi africani la cooperazione con la Cina rappresenta un’opportunità concreta di crescita economica, modernizzazione infrastrutturale e accesso a nuovi mercati. Resta però aperta la sfida di evitare che tali benefici si trasformino in una nuova forma di dipendenza economica e strategica.
L’Africa è oggi uno dei principali terreni della competizione globale tra le grandi potenze. Pechino lo ha compreso da tempo e continua a rafforzare la propria presenza attraverso una strategia che combina commercio, credito, tecnologia e diplomazia. La sfida per i governi africani sarà sfruttare questa competizione per ottenere sviluppo e investimenti senza rinunciare alla propria autonomia decisionale.











