di Carlo Marino * –
Sabato scorso il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha messo in guardia gli Stati Uniti dal voler prendere le distanze dalla Cina. Pur riconoscendo alcuni recenti segnali positivi da parte della Casa Bianca, il ministro degli Esteri cinese ha sottolineato che alcuni ambienti statunitensi stanno ostacolando il progresso delle relazioni bilaterali.
Durante il suo intervento alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, Wang Yi ha auspicato l’avvento di una politica “positiva e pragmatica” da parte di Washington, evidenziando che la cooperazione non può che essere il risultato più vantaggioso per entrambe le nazioni.
Il giorno precedente, Wang Yi aveva incontrato il segretario di Stato americano Marco Rubio in un colloquio definito da un funzionario statunitense “positivo e costruttivo”, che ha rappresentato un passo fondamentale nel lavoro diplomatico in vista della visita programmata del presidente Donald Trump a Pechino nel mese di aprile. Questo sarà il primo viaggio di Trump in Cina dall’inizio del suo secondo mandato.
Dopo un anno di turbolenze in materia di politica commerciale e tariffaria, Stati Uniti e Cina si sono impegnati a migliorare le loro relazioni. Wang Yi si è detto ottimista riguardo alle recenti dichiarazioni della Casa Bianca, che hanno dimostrato “rispetto per il presidente Xi Jinping e per il popolo cinese”.
Gli Stati Uniti e i Paesi europei sono sempre più preoccupati per la loro crescente dipendenza dalla Cina per quanto riguarda l’approvvigionamento di materie prime e componenti essenziali per le loro catene di approvvigionamento manifatturiero e, di conseguenza, sono stati fortemente incoraggiati a ridurre tale dipendenza.
Wang Yi ha sottolineato che alcuni ambienti negli Stati Uniti stanno attivamente cercando di attaccare e diffamare la Cina e ha delineato due potenziali prospettive per le relazioni bilaterali: la prima prevede che gli Stati Uniti comprendano la Cina in modo ragionevole e obiettivo e adottino una politica positiva e pragmatica nei suoi confronti.
La seconda prospettiva implica un tentativo di separarsi dalla Repubblica Popolare, interrompere le catene di approvvigionamento e opporsi su tutto in modo puramente emotivo e impulsivo.
Wang Yi ha avvertito che alcuni ambienti stanno cercando anche di separare Taiwan dalla Cina e stanno tentando di oltrepassare le linee rosse imposte da Pechino, il che potrebbe portare a un conflitto tra le due superpotenze. Nel caso specifico, ha espresso il desiderio della Cina in favore della prima prospettiva, con la convinzione che anche gli Stati Uniti la condividano.
Tuttavia, ha sottolineato che la Repubblica Popolare Cinese è ben preparata ad affrontare qualsiasi tipo di rischio.
In tale scenario, il 31 gennaio 2026 la rivista teorica ufficiale del Partito Comunista Cinese Qiúshì (求是) ha pubblicato osservazioni che delineano i piani per rendere il renminbi, lo yuan è la sua unità di conto, una valuta di riserva internazionale. Tale progetto strategico di Pechino mira a sfidare l’ordine monetario ereditato dal dopoguerra e dominato dal dollaro.
L’annuncio arriva in un contesto globale particolarmente instabile, caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche, frammentazione degli scambi commerciali e ritorno di politiche economiche imprevedibili negli Stati Uniti.
Questi fattori hanno riacceso interrogativi sulla solidità di un sistema finanziario fortemente incentrato sul dollaro, che ha recentemente raggiunto il livello più basso degli ultimi quattro anni rispetto a un paniere di valute.
In questo clima, la Cina sta portando avanti le sue ambizioni monetarie. Da diversi anni, Pechino promuove l’uso del renminbi negli scambi commerciali, soprattutto con i Paesi emergenti e gli esportatori di energia, sviluppa infrastrutture di pagamento alternative e cerca di ridurre la propria vulnerabilità alle sanzioni finanziarie occidentali.
L’obiettivo è chiaro: allentare la presa del dollaro e ottenere autonomia strategica. Tuttavia, il divario tra questo desiderio dichiarato e la realtà del sistema monetario internazionale rimane significativo.
I dati del Fondo Monetario Internazionale evidenziano i vincoli strutturali che limitano l’ascesa del renminbi. Il dollaro rappresenta ancora quasi il 57% delle riserve valutarie globali, molto più dell’euro, che si attesta intorno al 20%.
Il renminbi, nonostante una crescita costante, non supera il 2%. Sul mercato valutario la situazione è simile: il dollaro è coinvolto in quasi il 90% delle transazioni, mentre il renminbi rimane marginale, sebbene in crescita.
Questi squilibri non sono solo il risultato di un ordine monetario ereditato, ma riflettono profondi vincoli strutturali. Una valuta internazionale richiede piena convertibilità, mercati finanziari solidi e liquidi e, soprattutto, una fiducia duratura nelle istituzioni che la emettono.
* Articolo in mediapartnership con Nuovo Giornale Nazionale.












