di Giuseppe Gagliano –
L’Università di Aeronautica e Astronautica di Nanchino (NUAA) sta rafforzando la cooperazione con istituzioni accademiche e industriali europee attraverso nuovi programmi che interessano ingegneria, aerospazio, informatica e analisi dei dati. I rapporti riaprono il dibattito europeo sui rischi legati al trasferimento di conoscenze verso istituzioni cinesi impegnate anche in settori di interesse militare.
La NUAA dipende dal ministero cinese dell’Industria e delle Tecnologie dell’informazione ed è considerata una delle principali università collegate allo sviluppo dell’industria aeronautica e aerospaziale della Repubblica popolare. Questo non significa che ogni collaborazione internazionale dell’ateneo abbia finalità militari o di intelligence, ma rende particolarmente importante distinguere la normale cooperazione scientifica dal possibile trasferimento di tecnologie a duplice uso.
A pesare è anche il precedente del 2018 relativo a Xu Yanjun, funzionario del ministero cinese della Sicurezza di Stato arrestato in Belgio ed estradato negli Stati Uniti. Xu venne successivamente condannato a vent’anni di carcere per un’attività di intelligence economica che aveva preso di mira il settore aeronautico occidentale.
Secondo la ricostruzione giudiziaria americana, tecnici occidentali venivano avvicinati anche attraverso conferenze e scambi accademici, con viaggi e compensi utilizzati per costruire rapporti personali. Tra gli obiettivi figuravano informazioni tecnologiche riguardanti i motori aeronautici.
Il caso mostrò come normali occasioni di collaborazione scientifica potessero essere utilizzate anche per attività di intelligence. Non costituisce però una prova che gli attuali programmi della NUAA in Europa perseguano analoghi obiettivi.
Nel marzo 2025 la NUAA e Dassault Systèmes hanno firmato un memorandum riguardante la formazione degli ingegneri, lo sviluppo delle discipline, l’innovazione tecnologica e gli scambi accademici. L’intesa prevede inoltre una piattaforma destinata alle attività pratiche degli studenti e un ampliamento della cooperazione nel settore aerospaziale.
Dassault Systèmes sviluppa software utilizzati per progettazione, simulazione e gestione dei processi industriali. Si tratta di strumenti impiegati in numerosi settori civili, ma le competenze associate alla modellazione virtuale e all’integrazione dei processi produttivi possono avere applicazioni anche nell’industria militare.
Il punto centrale riguarda quindi non soltanto l’accesso a eventuali informazioni riservate, ma anche il trasferimento di metodi e capacità industriali. La possibilità di simulare strutture, integrare grandi quantità di dati e ridurre i tempi tra progettazione e produzione rappresenta infatti una competenza strategica sia nell’aeronautica civile sia nello sviluppo di sistemi militari.
Parallelamente, Birkbeck, University of London, ha sviluppato programmi congiunti con l’università di Nanchino nei settori dell’analisi dei dati, informatica, sistemi informativi e diritto. I programmi prevedono attività formative e di ricerca distribuite tra Cina e Regno Unito.
Anche in questo caso le discipline interessate sono prevalentemente civili, ma alcune competenze nell’informatica, nell’intelligenza artificiale e nella gestione dei dati possono essere utilizzate in tecnologie a duplice uso.
Il problema per le istituzioni europee riguarda quindi la gestione del rischio senza compromettere la cooperazione scientifica internazionale. Università e imprese traggono vantaggi dalla presenza di studenti, ricercatori e partner cinesi attraverso finanziamenti, pubblicazioni, accesso al mercato e sviluppo di progetti comuni.
La Cina, contemporaneamente, può utilizzare queste collaborazioni per aumentare la formazione del proprio capitale umano, acquisire conoscenza dei metodi industriali occidentali e inserire ricercatori e istituzioni nelle reti scientifiche internazionali.
La questione assume particolare importanza perché il sistema cinese permette una stretta interazione tra università, industria e programmi strategici dello Stato. Una conoscenza sviluppata inizialmente per finalità civili può quindi trovare successivamente applicazioni nel settore della difesa senza che sia necessariamente individuabile un momento preciso nel quale avviene il passaggio.
L’Unione europea ha iniziato ad affrontare il problema rafforzando le indicazioni sulla sicurezza della ricerca, con particolare attenzione al trasferimento indesiderato di conoscenze, alle interferenze straniere e alla protezione dell’integrità scientifica. Gran parte dell’attuazione rimane tuttavia affidata agli Stati membri e alle singole istituzioni.
Una chiusura generalizzata nei confronti delle università cinesi comporterebbe costi scientifici ed economici e rischierebbe di ostacolare anche collaborazioni prive di implicazioni strategiche. Al tempo stesso, la completa apertura in settori come aerospazio, intelligenza artificiale, robotica e tecnologie avanzate può produrre trasferimenti di competenze difficilmente reversibili.
Il ritorno della NUAA nelle reti europee pone quindi una questione più ampia rispetto ai singoli accordi. Il caso Xu Yanjun mostrò come gli scambi scientifici potessero essere sfruttati per operazioni clandestine; le collaborazioni attuali pongono invece il problema della gestione legale delle conoscenze a duplice uso. Per l’Europa la sfida sarà continuare a beneficiare della cooperazione internazionale senza contribuire involontariamente allo sviluppo di capacità strategiche e militari di un concorrente globale.



