Cina. Mancano bauxite e energia: a rischio la produzione di alluminio. Prezzi alle stelle

di Giuseppe Gagliano

Nonostante il colpo di stato in Guinea, l’attività nelle miniere di bauxite non ha determinato forti preoccupazioni sugli approvvigionamento del minerale, che è un ingrediente chiave nell’alluminio.
Il tonnellaggio delle navi che fanno scalo nei porti della Guinea per le esportazioni di bauxite è rimasto stabile nelle prime tre settimane di settembre, calando solo del 2% rispetto allo stesso periodo di agosto, secondo un rapporto pubblicato giovedì da Clarksons Research.
Il rapporto indica che il golpe militare del 5 settembre, che ha portato alla cacciata e all’arresto del presidente Alpha Conde, finora non ha causato interruzioni all’estrazione e ai trasporti locali di bauxite.
Da quando ha preso il potere, Mamady Doumbouya ha rassicurato gli investitori stranieri che il governo militare sosterrà gli accordi minerari e che i confini marittimi rimarranno aperti per le esportazioni. Tuttavia i prezzi dell’alluminio sono saliti ai massimi di 10 anni dopo il colpo di stato e hanno sollevato dubbi su come la Cina colmerebbe il divario nelle importazioni se la fornitura internazionale di bauxite fosse interrotta. La Cina, che ha prodotto circa il 57 per cento di tutto l’alluminio a livello globale lo scorso anno, è il più grande importatore mondiale di bauxite. Circa il 60 per cento del suo consumo proviene da fonti estere e l’aumento delle importazioni negli ultimi anni proviene principalmente dalla Guinea. La nazione dell’Africa occidentale ha le più grandi riserve di bauxite del mondo stimate in 7,4 miliardi di tonnellate, che è quasi un quarto delle riserve globali totali. Nei primi otto mesi di quest’anno le importazioni di bauxite dalla Cina sono diminuite dell’8% su base annua a 73,13 milioni di tonnellate, ma le importazioni dalla Guinea sono aumentate del 4% a 39,77 milioni di tonnellate, secondo SMPC.
Concretamente come ha inciso la diminuzione della proiezione? La scarsa disponibilità di energia ha limitato per mesi la produzione di alluminio in varie province. Il consumo totale di elettricità della Cina ad agosto ha raggiunto il record di 760,7 miliardi di kWh, secondo la National Energy Administration, mentre le alte temperature, la riduzione delle precipitazioni per le centrali idroelettriche e l’offerta insufficiente di carbone hanno tutti influenzato l’offerta.
Lo Yunnan, una delle più grandi province produttrici di alluminio in Cina, ha recentemente annullato i prezzi preferenziali dell’elettricità per i nuovi progetti di alluminio elettrolitico e ha ordinato alle fabbriche di mantenere la produzione mensile media per il resto dell’anno a livelli non superiori a quelli di agosto. La produzione di alluminio dello Yunan ad agosto era già al di sotto della capacità, con solo il 70% degli impianti operativi, il 25% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. L’industria cinese dell’alluminio ha dovuto e dovrà quindi affrontare i rischi derivanti dagli obiettivi climatici.