Cina. Pechino difende il suo modello industriale e respinge le pressioni di Stati Uniti ed Europa

di Guido Keller –

La Cina non intende modificare il proprio modello di sviluppo nonostante le pressioni di Stati Uniti ed Europa, confermando che industria, innovazione tecnologica ed esportazioni continueranno a rappresentare i pilastri della strategia economica nazionale. Pur riconoscendo la necessità di rafforzare i consumi interni e correggere alcuni squilibri, Pechino esclude qualsiasi ridimensionamento delle politiche industriali che hanno sostenuto la sua crescita negli ultimi decenni.
Le autorità cinesi respingono le accuse occidentali di sovraccapacità produttiva, sostenendo che la competitività del Paese deriva da investimenti di lungo periodo, pianificazione, infrastrutture e controllo delle catene di approvvigionamento. Il surplus commerciale cinese, ormai superiore al trilione di dollari, è invece considerato da Washington e Bruxelles una minaccia per le rispettive industrie, sempre più esposte alla concorrenza di settori come veicoli elettrici, batterie, pannelli solari e tecnologie avanzate.
Lo scontro commerciale ha assunto ormai una dimensione strategica. I dazi introdotti dagli Stati Uniti non hanno modificato l’impostazione economica di Pechino, che ha risposto valorizzando la propria posizione dominante nella produzione e lavorazione delle terre rare e di altre materie prime essenziali. La competizione si concentra oggi sul controllo delle filiere industriali, dei semiconduttori, dei metalli critici, delle infrastrutture energetiche e delle tecnologie considerate decisive per la sicurezza nazionale.
L’Unione Europea si trova in una posizione particolarmente complessa. Da un lato cerca di ridurre la dipendenza dalla Cina attraverso politiche industriali, controlli sugli investimenti e misure contro i sussidi statali; dall’altro resta fortemente legata al mercato cinese e alle sue catene produttive. Le differenti priorità dei principali Stati membri rendono inoltre difficile una strategia comune nei confronti di Pechino.
La leadership cinese è consapevole delle proprie fragilità, legate alla debolezza della domanda interna, alla crisi immobiliare e all’indebitamento degli enti locali. Per questo punta a rafforzare gradualmente i consumi senza compromettere la capacità industriale, considerata un elemento essenziale dell’autonomia economica e della sicurezza nazionale.
Per Pechino, infatti, la potenza industriale rappresenta una garanzia strategica in un contesto internazionale caratterizzato da sanzioni, tensioni geopolitiche e crescente competizione tecnologica. Di conseguenza, eventuali concessioni ai partner occidentali potranno riguardare singoli settori o aperture limitate del mercato, ma difficilmente metteranno in discussione il modello economico su cui la Cina intende continuare a fondare il proprio sviluppo e la propria proiezione internazionale.