di Giuseppe Gagliano –
La Cina sta trasformando la barriera corallina Antelope, nell’arcipelago delle Paracel, in un’isola artificiale destinata a rafforzare la propria presenza strategica nel Mar Cinese Meridionale. I lavori comprendono un porto in acque profonde, un molo di circa 680 metri, una piattaforma per elicotteri e uno spazio rettilineo di oltre tre chilometri che potrebbe consentire la realizzazione di una pista utilizzabile da caccia, aerei da trasporto e bombardieri H-6.
La nuova infrastruttura potrebbe integrarsi con Woody Island e le altre installazioni delle Paracel, formando una rete di aeroporti, porti, radar e postazioni militari collegata alle grandi basi cinesi di Hainan, distante circa 280 chilometri. La relativa vicinanza al territorio cinese renderebbe inoltre più semplici rifornimento, manutenzione e rotazione delle forze rispetto alle installazioni realizzate più a sud nelle Spratly.
Pechino presenta tradizionalmente questo genere di infrastrutture come strutture destinate anche alla ricerca scientifica, alla meteorologia e alle attività civili. Porti, radar, eliporti e piste possono tuttavia essere impiegati rapidamente per scopi militari, permettendo alla Cina di aumentare progressivamente le proprie capacità senza annunciare formalmente nuovi dispiegamenti.
Il valore strategico di Antelope dipenderebbe soprattutto dall’integrazione con il sistema militare cinese. Radar, sistemi di sorveglianza elettronica, droni, elicotteri antisommergibile ed eventuali batterie missilistiche potrebbero aumentare la capacità di controllare il traffico navale e aereo e seguire i movimenti delle forze statunitensi e alleate.
In caso di conflitto, un’isola artificiale rimarrebbe comunque un obiettivo vulnerabile, poiché posizione e infrastrutture sono conosciute. La moltiplicazione delle installazioni costringerebbe però un avversario a distribuire su un numero maggiore di bersagli le proprie capacità di ricognizione e attacco. Antelope potrebbe inoltre fornire un’alternativa operativa qualora altre basi delle Paracel venissero danneggiate.
La nuova installazione assumerebbe particolare importanza nell’eventualità di una crisi nello stretto di Taiwan. Pur essendo troppo distante per costituire una piattaforma diretta per operazioni contro l’isola, potrebbe contribuire alla protezione del fianco meridionale cinese e al controllo delle rotte attraverso le quali potrebbero arrivare forze statunitensi e alleate dalle Filippine, da Guam, dall’Australia e dall’Oceano Indiano.
Un’altra funzione potrebbe riguardare la protezione dei sommergibili nucleari lanciamissili cinesi basati a Yulin, nell’isola di Hainan. Pechino punta da tempo a rendere parte del Mar Cinese Meridionale un’area maggiormente protetta per le proprie forze strategiche. Sistemi di sorveglianza, elicotteri antisommergibile e unità navali dislocati nelle Paracel potrebbero rendere più complesse le attività dei sommergibili avversari nelle acque circostanti.
Il rafforzamento della presenza cinese interessa direttamente anche il Vietnam, che rivendica la sovranità sulle Paracel e non riconosce il controllo esercitato da Pechino sull’arcipelago. Una nuova infrastruttura consentirebbe alla Cina di aumentare la sorveglianza delle rotte regionali e sostenere con maggiore efficacia le attività della guardia costiera e delle altre forze impegnate nelle acque contese.
La trasformazione di Antelope rappresenta quindi un ulteriore tassello della strategia con cui Pechino consolida progressivamente la propria presenza nel Mar Cinese Meridionale attraverso infrastrutture civili e militari. Più che preparare necessariamente un conflitto immediato, la Cina punta a costruire una rete permanente capace di aumentare i costi di qualsiasi tentativo di limitarne l’influenza e di trasformare progressivamente il controllo delle acque contese in una realtà strategica consolidata.



