di Jia Guide * –
“Taiwan è la più grande isola della Cina, celebrata come la ìPerla dell’Isola della Madrepatriaì, ed è parte integrante e inalienabile del territorio cinese sin dai tempi antichi. Quest’anno ricorre l’80mo anniversario della vittoria del popolo cinese nella Guerra di Resistenza contro l’aggressione giapponese e della vittoria mondiale contro il fascismo, nonché l’80mo anniversario della restituzione di Taiwan alla Cina. Il ritorno di Taiwan alla Cina costituisce parte integrante dei frutti della vittoria della Seconda guerra mondiale e dell’ordine internazionale del dopoguerra. Nel 1971 la Risoluzione 2758 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha chiarito che esiste una sola Cina, che Taiwan non è uno Stato ma una parte della Cina, e che il governo della Repubblica Popolare Cinese è l’unico legittimo rappresentante della Cina presso le Nazioni Unite.
Recentemente le autorità del Partito Progressista Democratico di Taiwan e alcune forze esterne hanno rilanciato la cosiddetta “teoria dello status indeterminato di Taiwan” e diffuso argomentazioni distorte per screditare la Risoluzione 2758. Tali affermazioni sono una palese falsificazione dei fatti, una manipolazione della storia e una violazione del diritto internazionale e dei principi fondamentali delle relazioni internazionali. Desidero quindi condividere con gli amici italiani alcune verità fondamentali sulla questione di Taiwan, per ristabilire chiarezza.
1. L’autorità della Risoluzione 2758 dell’ONU non può essere messa in discussione.
Nel 1949 fu fondato il Governo della Repubblica Popolare Cinese, mentre le residue forze del regime di Chiang Kai-shek si ritirarono nella provincia cinese di Taiwan. Si trattò di una sostituzione di governo avvenuta senza modificare il soggetto di diritto internazionale: la sovranità e i confini territoriali della Cina, inclusa Taiwan, non cambiarono. Il 25 ottobre 1971, la 26a Assemblea generale dell’ONU approvò a larghissima maggioranza la Risoluzione 2758, che “ripristinava tutti i diritti della Repubblica Popolare Cinese, riconosceva i rappresentanti del suo governo come gli unici legittimi rappresentanti della Cina presso le Nazioni Unite ed espelleva immediatamente i rappresentanti di Chiang Kai-shek dalla sede che occupavano illegalmente all’ONU e nelle sue agenzie specializzate”. La Risoluzione risolse in modo definitivo, politico, giuridico e procedurale, la questione della rappresentanza della Cina, inclusa Taiwan, presso l’ONU, confermando che vi è un solo seggio della Cina alle Nazioni Unite, senza spazio per “due Cine” o “una Cina, una Taiwan”. Da allora, nei documenti ufficiali delle Nazioni Unite Taiwan è denominata “Taiwan, provincia della Cina” (Taiwan, Province of China). Anche pareri giuridici dell’Ufficio Affari Legali del Segretariato ONU hanno ribadito che “l’ONU considera Taiwan una provincia della Cina priva di status indipendente” e che “le autorità di Taiwan non godono di alcuna forma di status governativo”.
2. Il fatto che Taiwan sia parte della Cina è indiscutibile.
Alcune forze sostengono erroneamente che la Risoluzione 2758 non abbia affrontato lo status politico di Taiwan, ma ciò è una completa distorsione della realtà. Taiwan appartiene storicamente alla Cina: le prove storiche e giuridiche sono chiare. Nel 1894 il Giappone scatenò la guerra di aggressione contro la Cina (Guerra sino-giapponese), costringendo nel 1895 la dinastia Qing a cedere Taiwan e le isole Penghu. L’isola rimase sotto occupazione giapponese per cinquant’anni. La Dichiarazione del Cairo del 1943 e la Proclamazione di Potsdam del 1945 stabilirono chiaramente che i territori cinesi occupati dal Giappone, inclusi Taiwan e le isole Penghu, dovessero essere restituiti alla Cina. Il 2 settembre 1945, con la firma dell’Atto di resa, il Giappone si impegnò a rispettare pienamente la Proclamazione di Potsdam. Il 25 ottobre 1945, il Governo cinese dichiarò il ripristino dell’esercizio della sovranità su Taiwan e tenne a Taipei la cerimonia di resa delle forze giapponesi nel teatro di guerra cinese di Taiwan. Pertanto, documenti internazionali giuridicamente vincolanti come la Dichiarazione del Cairo, la Proclamazione di Potsdam, l’Atto di resa del Giappone e la Risoluzione 2758 dell’ONU hanno sancito la base storica e giuridica dell’appartenenza di Taiwan alla Cina. L’ONU, infatti, ha restituito il seggio rappresentativo della Cina, comprendente Taiwan, al Governo della Repubblica Popolare Cinese proprio in virtù di questo presupposto.
3. Il principio di una sola Cina è l’ancora di stabilità per la pace nello Stretto di Taiwan.
Il principio di una sola Cina è la base politica delle relazioni diplomatiche tra la Cina e i Paesi del mondo. Esso è diventato un principio fondamentale delle relazioni internazionali e un ampio consenso della comunità internazionale. Alcuni Paesi parlano di mantenere lo “status quo” nello Stretto di Taiwan, ma il vero status quo è che la Cina continentale e Taiwan appartengono a un’unica Cina. Chi tenta di modificarlo sono proprio le autorità del Partito Progressista Democratico di Taiwan, che rifiutano il “Consenso del 1992” fondato sul principio di una sola Cina, e le forze esterne che le appoggiano incoraggiando le mire separatiste dell’“indipendenza di Taiwan”. “Indipendenza di Taiwan” e pace nello Stretto sono inconciliabili: è proprio il separatismo a rappresentare la minaccia più grave alla stabilità regionale. La Cina è pronta a impegnarsi con la massima sincerità e sforzo per la prospettiva di una riunificazione pacifica, ma rimane ferma e incrollabile la sua determinazione a difendere la sovranità nazionale e l’integrità territoriale.
La Cina e l’Italia hanno stabilito relazioni diplomatiche nel 1970. Nel comunicato congiunto di allora, il Governo italiano riconobbe il Governo della Repubblica Popolare Cinese come unico legittimo Governo della Cina. L’anno successivo, l’Italia votò a favore della Risoluzione 2758. Presidenti, Primi ministri e Ministri degli Esteri italiani hanno più volte ribadito l’adesione al principio di una sola Cina. La Cina è pronta a continuare a sostenere, insieme all’Italia, le questioni che riguardano gli interessi vitali e le principali preoccupazioni di entrambi, fiduciosa che l’Italia saprà mantenere fede agli impegni sul tema di Taiwan, difendere l’autorità della Risoluzione 2758, e contribuire con fermezza alla salvaguardia dei frutti della vittoria della Seconda guerra mondiale, dell’ordine internazionale del dopoguerra e della giustizia internazionale”.
* Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia.
* Articolo in mediapartnership con Giornale Diplomatico.












