Cina. Xi punta sull’autonomia strategica e trasforma l’economia in uno strumento di sicurezza

di Guido Keller –

La Cina accelera la propria strategia di sicurezza economica con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dall’estero e rafforzare, al tempo stesso, il ruolo centrale della propria industria nelle catene globali di approvvigionamento. Per Pechino economia, politica estera e sicurezza nazionale costituiscono ormai un unico sistema, nel quale sviluppo industriale, innovazione tecnologica e capacità militare vengono considerati elementi complementari della competizione tra grandi potenze.
L’impostazione, avviata con la creazione della Commissione centrale per la sicurezza nazionale nel 2013, si è consolidata attraverso la strategia della “doppia circolazione”, che mira a rafforzare il mercato interno, sostituire le importazioni considerate strategiche e limitare la vulnerabilità della Cina a sanzioni o pressioni economiche esterne, mantenendo però elevata la dipendenza internazionale dalle produzioni cinesi.
Nel 2026 Pechino ha ulteriormente rafforzato questo approccio con una serie di nuovi provvedimenti. Il decreto n. 834 introduce un sistema di protezione delle catene industriali e di approvvigionamento, attribuendo alle autorità ampi poteri di intervento nei settori ritenuti essenziali. Il decreto n. 835 consente invece di contrastare l’applicazione sul territorio cinese di sanzioni e decisioni straniere, creando per molte imprese il rischio di dover scegliere tra il rispetto della normativa occidentale e quella cinese. Altri provvedimenti rafforzano il controllo sulle risorse minerarie strategiche e sugli investimenti all’estero nei comparti considerati sensibili.
Queste misure riflettono una preparazione di lungo periodo a eventuali crisi internazionali. L’esperienza delle sanzioni occidentali contro la Russia ha rafforzato la convinzione della leadership cinese che autonomia industriale, disponibilità di materie prime, semiconduttori, energia e infrastrutture logistiche rappresentino fattori decisivi tanto quanto le capacità militari tradizionali.
La strategia cinese mira inoltre a trasformare la propria centralità manifatturiera in uno strumento di influenza geopolitica. Il predominio nella lavorazione delle terre rare, nelle batterie, nei pannelli solari, nelle telecomunicazioni e in numerose filiere industriali offre a Pechino la possibilità di esercitare pressione economica sui partner commerciali senza ricorrere a strumenti militari.
Le conseguenze riguardano in particolare l’Europa, che continua a dipendere dalla Cina per numerosi componenti industriali e materie prime strategiche. Una riduzione improvvisa dei rapporti economici comporterebbe costi elevati per molte filiere produttive, mentre il mantenimento dell’attuale livello di interdipendenza limita i margini di autonomia strategica del continente.
La politica economica cinese conferma così una trasformazione profonda della competizione internazionale: l’obiettivo di Pechino non è rinunciare alla globalizzazione, ma adattarla ai propri interessi strategici, riducendo le vulnerabilità nazionali e rafforzando al tempo stesso la dipendenza del resto del mondo dall’economia cinese.