di Giuseppe Gagliano –
Il gas naturale del giacimento offshore Cronos potrebbe raggiungere i mercati europei dalla primavera del 2028 attraverso le infrastrutture energetiche egiziane. Eni e TotalEnergies hanno assunto a luglio la decisione finale d’investimento per lo sviluppo del giacimento cipriota, aprendo la strada al primo sfruttamento commerciale su larga scala delle risorse di gas dell’isola.
Il progetto prevede una conduttura sottomarina di circa 105 chilometri che collegherà Cronos al sistema del giacimento egiziano di Zohr. Da qui il gas sarà trasferito all’impianto di Damietta, dove verrà liquefatto e caricato sulle metaniere destinate principalmente ai mercati europei. L’utilizzo delle infrastrutture già presenti in Egitto consente di contenere l’investimento a circa due miliardi di dollari, evitando la costruzione di nuovi impianti a Cipro.
Cronos conterrebbe circa 85 miliardi di metri cubi di gas. Una quantità insufficiente a modificare da sola gli equilibri energetici europei, ma significativa nell’ambito della strategia di diversificazione delle forniture dopo la forte riduzione delle importazioni russe. Una quota della produzione potrà inoltre essere destinata al mercato egiziano.
Il progetto rafforza soprattutto il ruolo dell’Egitto come centro energetico del Mediterraneo orientale. Il Cairo dispone degli impianti necessari per trattare e liquefare il gas proveniente dai giacimenti regionali e potrebbe diventare un punto di raccolta anche per altre risorse estratte nelle acque cipriote e israeliane. Per l’Egitto ciò significa nuove entrate, disponibilità di gas per il consumo interno e maggiore peso strategico nei rapporti energetici con l’Europa.
Cronos rappresenta soltanto una parte delle risorse individuate nella zona economica esclusiva cipriota. Glafcos e Pegasus conterrebbero complessivamente circa 195 miliardi di metri cubi, mentre Afrodite avrebbe riserve stimate intorno a 158 miliardi. ExxonMobil e QatarEnergy sono impegnate nello sviluppo di Glafcos e Pegasus, mentre Chevron guida il progetto Afrodite, per il quale la decisione finale d’investimento è prevista nel 2027.
La presenza di compagnie italiane, francesi, statunitensi e qatariote attribuisce alla partita energetica una dimensione anche geopolitica. Lo sviluppo dei giacimenti rafforza i rapporti di Nicosia con diversi attori internazionali, ma continua a confrontarsi con la divisione dell’isola e con le rivendicazioni della Turchia, che non riconosce la Repubblica di Cipro e contesta alcune delimitazioni marittime nel Mediterraneo orientale.
Ankara sostiene inoltre i diritti della comunità turco cipriota sulle risorse energetiche dell’isola. La costruzione di piattaforme e condutture potrebbe quindi riaccendere le tensioni sulle aree marittime contese, in una regione dove operano già le forze navali di Turchia, Grecia, Israele, Egitto, Francia e Stati Uniti.
Parallelamente, Cipro punta a ridurre il proprio isolamento energetico attraverso il progetto di collegamento elettrico sottomarino con la Grecia, destinato potenzialmente a essere esteso a Israele. L’infrastruttura ha però costi elevati e resta aperta la questione della ripartizione degli investimenti tra fondi europei, capitali privati e consumatori ciprioti.
Il gas di Cronos non garantirà quindi l’indipendenza energetica dell’Europa, ma contribuirà alla diversificazione delle forniture e soprattutto alla trasformazione degli equilibri nel Mediterraneo orientale. Cipro rafforza il proprio ruolo di produttore, Egitto quello di centro di trasformazione ed esportazione, mentre Italia e Francia consolidano la loro presenza industriale in un’area sempre più importante per la sicurezza energetica europea.


