
di Giuseppe Gagliano –
Le Nazioni Unite hanno rilanciato il dialogo sulla riunificazione di Cipro con una nuova iniziativa del segretario generale Antonio Guterres, che ha incontrato separatamente il presidente greco cipriota Nikos Christodoulides e il leader turco cipriota Tufan Erhurman, prima di riunirli nella zona cuscinetto di Nicosia. A oltre cinquant’anni dalla divisione dell’isola, il negoziato resta però ostacolato da profonde divergenze politiche e da interessi strategici sempre più rilevanti nel Mediterraneo orientale.
Guterres punta a rilanciare il formato negoziale che coinvolge le due comunità cipriote e le tre potenze garanti, Grecia, Turchia e Regno Unito, con l’obiettivo di ricostruire la fiducia e creare le condizioni per un accordo. Erhurman si è detto disponibile a discutere una federazione bicomunale e bizonale, mentre Christodoulides propone di ripartire dai colloqui interrotti nel 2017. Restano tuttavia irrisolte le questioni dell’uguaglianza politica tra le due comunità, della gestione del potere e delle migliaia di proprietà abbandonate dopo gli eventi del 1974.
Il principale ostacolo rimane la sicurezza. La parte greco cipriota continua a chiedere il ritiro delle truppe turche e la fine del sistema delle garanzie, mentre i turco ciprioti considerano la presenza militare di Ankara indispensabile per la propria sicurezza. Per la Turchia l’isola rappresenta inoltre un punto strategico per il controllo del Mediterraneo orientale e delle rotte che collegano il Medio Oriente all’Europa.
A rafforzare il valore geopolitico di Cipro contribuiscono anche le basi sovrane britanniche di Akrotiri e Dhekelia, fondamentali per le operazioni militari e di intelligence verso Libano, Siria, Israele ed Egitto. Un’eventuale riunificazione non eliminerebbe automaticamente queste presenze e potrebbe aprire nuove controversie sul ruolo dell’isola nella sicurezza regionale.
Alla dimensione militare si aggiunge quella energetica. I giacimenti di gas scoperti nel Mediterraneo orientale hanno accresciuto il peso strategico di Cipro, ma hanno anche intensificato il confronto con Ankara sulla delimitazione delle aree marittime e sulla ripartizione delle risorse. La Turchia sostiene che anche la comunità turco cipriota debba beneficiare dei proventi energetici, mentre Nicosia considera illegittime le iniziative intraprese dal Nord.
In questo contesto si inserisce il progetto di un gasdotto sottomarino tra la Turchia e la parte settentrionale dell’isola, previsto entro il 2028, che dovrebbe collegare la costa anatolica alla centrale di Teknecik. Per Ankara si tratta di un’infrastruttura strategica per la sicurezza energetica, mentre la Repubblica di Cipro la interpreta come un ulteriore passo verso l’integrazione economica del Nord con la Turchia.
La posizione geografica dell’isola, al centro delle principali crisi del Mediterraneo orientale, continua infine ad attirare l’interesse delle grandi potenze. Oltre alle rivalità tra Grecia e Turchia, pesano gli interessi del Regno Unito, dell’Unione Europea e di Israele. Per questo la soluzione della questione cipriota non dipende soltanto dalla volontà delle due comunità, ma anche dall’equilibrio strategico di un’area considerata cruciale per la sicurezza e l’energia della regione.











