
di Guido Keller –
L’insediamento di Abelardo De La Espriella alla presidenza della Colombia segna una netta inversione di rotta rispetto al governo di Gustavo Petro e apre una fase di forte polarizzazione politica. Eletto con un margine di poco superiore ai 250.000 voti sul candidato della sinistra Iván Cepeda, il nuovo presidente assume la guida di un Paese profondamente diviso e chiamato a confrontarsi con sfide interne e internazionali.
La scelta di tenere la cerimonia di insediamento a Cali, anziché a Bogotá, e l’annuncio di future sedi presidenziali anche a Medellín e Barranquilla mirano a rafforzare la presenza dello Stato nelle regioni e a contendere alla sinistra il radicamento territoriale.
L’opposizione, guidata da Cepeda e sostenuta dall’ex presidente Petro, ha già annunciato manifestazioni di protesta, mentre resta aperta la controversia sulla cittadinanza statunitense di De La Espriella, una questione che potrebbe alimentare il confronto politico se non verrà chiarita rapidamente.
Sul piano interno il nuovo presidente promette riforme in materia di sanità, sicurezza e riduzione della burocrazia. Tuttavia, senza una solida maggioranza parlamentare, molte iniziative rischiano di scontrarsi con l’opposizione e con possibili ricorsi della magistratura. Anche la prospettiva di una crisi fiscale nel 2027 limita i margini d’azione del governo, chiamato a conciliare disciplina di bilancio e mantenimento dei servizi pubblici.
La sicurezza rappresenta uno dei pilastri del nuovo esecutivo. De La Espriella punta a superare l’approccio negoziale adottato da Petro nei confronti dei gruppi armati, rafforzando l’azione militare contro organizzazioni criminali e narcotraffico. Resta però il problema del controllo delle vaste aree rurali, dove la sola risposta militare difficilmente potrà garantire una stabilizzazione duratura senza interventi civili e sviluppo economico.
La principale discontinuità riguarda la politica estera. Il nuovo presidente intende rilanciare i rapporti con Washington e ristabilire le relazioni diplomatiche con Israele, ponendo fine all’orientamento che aveva avvicinato la Colombia ai governi del cosiddetto Sud globale. La cooperazione con gli Stati Uniti potrebbe rafforzare il contrasto al narcotraffico e favorire nuovi investimenti, mentre il riavvicinamento a Israele aprirebbe la strada a collaborazioni nei settori della sicurezza, della sorveglianza e delle tecnologie.
Parallelamente, il governo ha annunciato la chiusura di quattordici sedi diplomatiche e l’interruzione delle relazioni con Cuba e Nicaragua. Una scelta che punta a ridurre la spesa pubblica, ma che potrebbe limitare la capacità diplomatica della Colombia e restringere i canali di dialogo in una regione sempre più polarizzata.
La presidenza De La Espriella si apre quindi con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza interna, rilanciare l’economia e riportare Bogotá nell’orbita strategica degli Stati Uniti. Il successo del nuovo corso dipenderà dalla capacità del governo di ottenere risultati concreti senza accentuare ulteriormente le profonde divisioni politiche e sociali del Paese.











