Colombia. Il commissario per la Pace ferma l’arresto di un leader dissidente delle FARC

di Giuseppe Gagliano

Il vommissario colombiano per la pace, Otty Patiño, ha confermato che il governo ha chiesto alla Procura Generale di bloccare il mandato di cattura nei confronti di Andrés Rojas, alias “Araña”, esponente di spicco della dissidenza delle FARC e accusato di narcotraffico su scala internazionale.
Rojas era stato fermato il 12 febbraio a Bogotá dagli agenti del Corpo di Investigazione Tecnica (CTI) della Procura Generale, in esecuzione di una circolare rossa emessa dall’Interpol su richiesta degli Stati Uniti. Il suo arresto ha immediatamente scatenato polemiche, poiché è considerato una figura chiave all’interno del gruppo Comandos de la Frontera, una fazione dissidente delle FARC che opera nelle regioni di Putumayo e Caquetá, territori segnati dalla forte presenza del narcotraffico e di gruppi armati.
Sebbene Rojas fosse coinvolto in negoziati di pace con il governo colombiano, il suo nome figurava in un’indagine internazionale per il traffico di droga, in particolare per una spedizione di cocaina diretta negli Stati Uniti.
Secondo alcune fonti, al momento dell’arresto, il Commissario Patiño avrebbe fatto pressione sulla Procura Generale per interrompere l’operazione, sostenendo che la cattura di Rojas avrebbe compromesso i negoziati di pace in corso. Patiño ha difeso la sua posizione, spiegando che l’arresto di un leader negoziatore come Rojas avrebbe potuto mettere a rischio il delicato equilibrio del processo di dialogo con il Coordinatore Nazionale dell’Esercito Bolivariano, gruppo dissidente delle FARC.
“Il negoziato è a uno stadio avanzato, il mandato di arresto avrebbe potuto minare seriamente la costruzione della pace,” ha dichiarato il commissario, ribadendo la necessità di proteggere i protagonisti delle trattative in corso.
Le dichiarazioni di Patiño hanno acceso un acceso dibattito politico in Colombia. Se da un lato alcuni settori sostengono che la protezione del processo di pace sia una priorità assoluta, dall’altro molti esponenti dell’opposizione accusano il Commissario di voler ostacolare la giustizia.
Politici conservatori come Hernán Cadavid e Andrés Forero hanno criticato duramente l’operato di Patiño, accusandolo di proteggere criminali e di interferire con le autorità giudiziarie. Alcuni cittadini, tra cui Alzate e Velásquez, hanno presentato una denuncia formale contro il Commissario presso la Procura Generale, chiedendo un’indagine approfondita sulle circostanze dell’arresto e sulle pressioni esercitate per impedirne l’esecuzione.
Rojas non è un volto nuovo nel panorama criminale colombiano. Il suo nome compare per la prima volta nei registri giudiziari nel 2008, quando era membro della banda paramilitare Los Rastrojos, attiva nel narcotraffico. Successivamente, è entrato a far parte delle FARC, adottando il nome di battaglia “Lucas” e diventando un esperto di intelligence all’interno del 48esimo Fronte delle FARC.
Nel 2010 era stato arrestato e condannato a 29 anni di carcere per omicidio, associazione a delinquere e traffico di droga. Tuttavia nel 2017 aveva ottenuto la libertà grazie al suo coinvolgimento nel processo di pace con le ex FARC, assumendo il ruolo di “gestore della pace” designato dal governo. Nonostante il suo impegno nei negoziati, Rojas ha continuato a operare all’interno dei Comandos de la Frontera, una delle fazioni armate ancora attive in Colombia.
La vicenda di Rojas mette in evidenza il difficile bilanciamento tra la necessità di perseguire la giustizia e il bisogno di garantire la stabilità del processo di pace. Il caso ha dimostrato ancora una volta come la lotta al narcotraffico e il dialogo con i gruppi armati siano due questioni strettamente intrecciate, rendendo ogni scelta politica un potenziale detonatore di nuove tensioni.