Colombia. Petro rompe con Israele: la sfida all’ordine economico e strategico

di Giuseppe Gagliano

Il presidente colombiano Gustavo Petro ha annunciato la revoca dell’accordo di libero scambio con Israele e la riforma di quello con gli USA. Non solo una presa di posizione morale contro la guerra a Gaza, ma un tentativo di ridefinire le alleanze economiche e di sicurezza del Paese.
La decisione colpisce soprattutto il settore carbonifero, che aveva in Israele un importante sbocco. Chiudere concessioni significa perdita di entrate fiscali e occupazione. Petro punta a rilegittimarsi presso l’elettorato progressista e ambientalista, sostenendo la necessità di liberarsi dai vincoli con potenze “complici di conflitti”.
La scelta di prendere le distanze dalla NATO, definita “contraria alla geografia e all’identità politica” della Colombia, rompe con l’architettura di sicurezza dominata dagli USA. Il ritiro dallo status di “partner globale” ridurrà canali di cooperazione militare e d’intelligence, in un Paese ancora alle prese con narcotraffico e gruppi armati interni.
Già logorati i rapporti con gli USA, ora messi in discussione anche gli accordi commerciali che assorbono il 30% delle esportazioni colombiane. Petro rilancia l’idea di un ritorno al commercio con i Paesi del Patto Andino e un’integrazione latino-caraibica.
Una linea coerente con la narrativa progressista di Petro ma che apre un periodo di incertezza economica e diplomatica. Il futuro dipenderà dalla capacità di Bogotá di consolidare mercati regionali e nuovi partner extra-occidentali.