
di Giuseppe Lai –
Alcuni giorni fa a Pyongyang, in Corea del Nord, è stato inaugurato un memoriale in ricordo dei soldati nordcoreani morti in combattimento insieme ai militari russi nella guerra in Ucraina. La cerimonia fa da cornice a un sodalizio russo-coreano nato in seguito alla firma, nel giugno 2024, di un accordo di partenariato strategico tra il dittatore nordcoreano Kim Jong-un e il presidente russo Vladimir Putin. L’accordo prevedeva l’invio di truppe e armi da parte nordcoreana per sostenere Mosca nel conflitto contro l’Ucraina e la mutua assistenza in caso di aggressione contro uno dei due paesi.
Con la partnership, la Corea del Nord ha assunto il ruolo di fornitore chiave di munizioni per artiglieria, missili e manodopera, coprendo, secondo fonti di intelligence, circa la metà delle munizioni che la Russia utilizzava al fronte. D’altro canto il paese nordcoreano, oltre ad avere acquisito nella guerra contro l’Ucraina esperienza e capacità militari e tecnologiche, ha approfondito i legami economici e diplomatici con Mosca, allentando quella che per decenni è stata una subordinazione esclusiva nei confronti della Cina. Per un lungo periodo, infatti, Pyongyang si è affidata a Pechino per la stragrande maggioranza della sua energia, cibo e commercio.
Nel 1993 proveniva dalla Cina il 77 % delle importazioni di carburante e il 68 % del fabbisogno alimentare del Paese e durante la carestia, che devastò la Corea del Nord nella seconda metà degli anni ’90 decimando milioni di persone, la Cina ha inviato enormi quantitativi di cereali e altre derrate alimentari. Nel 2010 la Cina rappresentava oltre l’80 % del commercio totale della Corea del Nord, una cifra che è salita a circa il 95 % dopo l’inasprimento delle sanzioni ONU contro Pyongyang nel 2016–17, per poi stabilizzarsi su tale valore negli anni successivi. Nonostante la Corea del Nord resti tuttora dipendente dalla Cina sul piano economico, la Russia offre al regime un appoggio finanziario rilevante, frutto dell’accordo del 2024. In quell’anno il commercio bilaterale Russia – Corea del Nord ha raggiunto un record di 34 milioni di dollari, una cifra irrisoria rispetto ai circa 2 miliardi di dollari di transazioni commerciali annue della Cina con il paese ma quasi dieci volte superiore rispetto al commercio russo-nordcoreano nel 2022.
Sempre nel 2024 Mosca ha sbloccato 9 milioni di dollari in beni nordcoreani detenuti in istituzioni finanziarie russe, concedendo per la prima volta a Pyongyang l’accesso al sistema bancario internazionale. Il consolidamento dei rapporti economici con la Russia ha potenziali risvolti strategici sul piano militare. In caso di aggressione della Corea del Nord contro il vicino meridionale, storicamente sostenuto dagli Stati Uniti, potrebbe intervenire nel conflitto anche Mosca, oltre al partner cinese, entrambe potenze nucleari al pari di Pyongyang.
Un’eventualità da non sottovalutare da parte americana, nell’ottica del mantenimento di un potere dissuasivo nei confronti del “vicino settentrionale” e di impedire al contempo una potenziale estensione delle ostilità. In merito al ruolo statunitense di sostegno a Seoul occorre tuttavia sottolineare che la Corea del Nord non è una priorità per Washington, almeno in tempi recenti. Nell’ultimo anno l’attenzione della seconda amministrazione Trump si è focalizzata sui conflitti in Europa, America Latina e Medio Oriente e la sua Strategia di Sicurezza Nazionale del 2025 non ha nemmeno menzionato la Corea del Nord. La Corea del sud, secondo fonti americane, dovrebbe assumersi “la responsabilità primaria di dissuadere la Corea del Nord con un supporto critico ma più limitato da parte degli Stati Uniti.” Affermazioni che mettono in luce un possibile, seppur parziale, disimpegno di Washington nella penisola coreana, determinato dall’apertura di altri fronti di guerra tra cui quello mediorientale. In realtà, delegare unicamente a Seoul una tale responsabilità potrebbe tradursi in boomerang per l’alleato statunitense, dal momento che la sola percezione di un disimpegno americano sarebbe un incentivo all’aggressione contro Seoul da parte della Corea del Nord.
E l’ipotesi di un coinvolgimento della Russia, oltre che della Cina, in caso di aggressione di Pyongyang metterebbe in seria difficoltà gli Stati Uniti in quanto alleati, in primis sul piano dei rapporti di forza. Un intervento coordinato di Cina e Russia, infatti, sarebbe in grado di dispiegare una flotta di navi, sottomarini, personale militare e carri armati ben superiore al dispositivo militare statunitense nell’area. Per evitare questo scenario è dunque ineludibile un impegno forte degli USA in termini di presenza militare costante nella penisola coreana, un contrappeso essenziale per la stabilità della regione in un contesto di rapida evoluzione degli equilibri geopolitici.











