Corea del Sud. Terremoto politico nella destra

di Giuseppe Gagliano –

Uno scandalo che arriva nel momento peggiore
L’incriminazione del sindaco conservatore di Seul, Oh Se-hoon, non è un episodio marginale nella vita politica sudcoreana. È un colpo pesante, a un anno dalle elezioni municipali del 2026, contro un dirigente considerato da tempo una possibile figura presidenziale. Secondo la procura, cinque sondaggi sarebbero stati finanziati da un imprenditore esterno per oltre trenta milioni di won ciascuno, con l’obiettivo di influenzare la campagna del 2021. Una pratica vietata dalla legge elettorale e sufficiente, da sola, a compromettere l’intera carriera politica del sindaco.
Lo scandalo si inserisce in un contesto già esplosivo per il campo conservatore sudcoreano. L’ex First Lady Kim Keon Hee è in carcere per corruzione e manipolazione di mercati finanziari, mentre l’ex presidente Yoon Suk Yeol è sotto processo per insurrezione dopo aver tentato di imporre la legge marziale nel 2024. La destra, un tempo percepita come pilastro della stabilità istituzionale e dell’allineamento con Washington, appare oggi divisa, delegittimata e lacerata da scandali a ripetizione. L’inchiesta su Oh Se-hoon alimenta la sensazione di un sistema politico che fatica a mantenere credibilità e disciplina interna.
Secondo i procuratori, l’uomo d’affari Kim Han-jung avrebbe pagato, per conto del sindaco, un noto sondaggista, Myung Tae-kyun, figura centrale in numerose campagne elettorali. L’atto d’accusa cita scambi di questionari, indicazioni strategiche e contatti tra collaboratori del sindaco e il sondaggista, lasciando intravedere una possibile architettura di manipolazione dell’opinione pubblica. Oh Se-hoon respinge tutto, denunciando un procedimento “senza prove dirette” e motivato politicamente. Ma in Corea del Sud, la storia recente insegna che una simile difesa raramente basta a evitare il danno d’immagine.
La vicenda conferma un malessere profondo: una parte crescente dei cittadini vede nelle élite politiche conservatrici un sistema permeato da scambi opachi, favoritismi e connivenze affaristiche. L’allineamento con Washington, che per decenni era stato percepito come garanzia di stabilità, viene ora letto da alcuni settori come un legame che protegge un gruppo dirigente non sempre trasparente, mentre il resto del Paese paga i costi sociali ed economici delle crisi ricorrenti.
La legge sudcoreana è severa: un’ammenda pari a un milione di won basterebbe a rendere ineleggibile Oh Se-hoon. Se il processo dovesse confermare le accuse, il sindaco rischierebbe di aggiungersi alla lunga lista di figure politiche sudcoreane travolte da scandali finanziari. E la destra, già provata dalle sue divisioni interne, si troverebbe a dover affrontare una campagna elettorale senza una delle sue figure più riconoscibili.
La crisi del campo conservatore, insomma, non è episodica: è il sintomo di un’erosione strutturale. E l’affaire Oh Se-hoon potrebbe essere il punto di non ritorno di una fase politica segnata da sfiducia, competizione interna e perdita di orientamento strategico.