di Giorgio Raimondi –
Nel terzo trimestre del 2025, il commercio internazionale ha confermato una tendenza inedita: secondo il rapporto trimestrale dell’OCSE, l’Italia ha realizzato un +4,5% nelle esportazioni di merci, un ritmo più alto rispetto a molti partner europei. Contemporaneamente, il Giappone segna una flessione nelle sue esportazioni su base trimestrale.
Questo dato assume una portata significativa se inserito in un contesto più ampio: quello di un’Italia che, negli ultimi anni, ha consolidato il proprio posizionamento internazionale attraverso la manifattura, l’industria ad alto valore aggiunto e un sistema export sempre più diversificato.
Le analisi interne e dichiarazioni riportate da fonti giornalistiche evocano un “sorpasso” sul Giappone e la verità sottostante ai numeri mostra che l’Italia è oggi una concorrente credibile al vertice globale dell’export, anche nei confronti di economie tradizionalmente dominanti.
2024‑2025: anni record e tendenza confermata.
I comunicati ufficiali più recenti del Ministero degli Esteri e dell’ISTAT indicano che nel 2024 l’export verso paesi non UE ha raggiunto 305,3 miliardi di euro, segnando un +1,16% rispetto al 2023: il valore più alto mai registrato negli ultimi dieci anni.
Nel 2025, la dinamica positiva prosegue: nei primi sette mesi l’Italia ha esportato per 384,2 miliardi di euro, con un incremento del 2,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Secondo il rapporto dell’OCSE per il Q3 2025, la crescita italiana è stata tra le più robuste nel G20, trainata da beni di trasporto e prodotti farmaceutici.
Questi dati indicano che non si tratta di un rimbalzo occasionale: l’export italiano sta attraversando una fase di maturazione stabile e sostenuta, anche in un contesto internazionale complesso.
Confronto con il Giappone: un sorpasso concreto e una nuova posizione di leadership.
Il comunicato dell’OCSE segnala che, nel Q3 2025, l’Italia ha superato il Giappone nelle esportazioni trimestrali in dollari correnti destagionalizzati, un risultato storico che conferma la competitività crescente del Paese.
Questo sorpasso è il frutto di anni di consolidamento industriale e modernizzazione delle PMI, che hanno saputo integrare qualità, innovazione e capacità produttiva. Il successo non riguarda solo il valore assoluto dell’export, ma la capacità italiana di competere in settori chiave: macchinari, farmaceutica, meccanica di precisione e beni di consumo di fascia alta.
Oggi l’Italia non è semplicemente vicina al Giappone: ha dimostrato concretamente di poter occupare una posizione di leadership tra i principali esportatori mondiali, segnando una fase nuova per il Made in Italy e la sua influenza commerciale internazionale.
Settori e diversificazione: la forza del Made in Italy contemporaneo.
Il motore dell’export italiano non è più solo moda o lusso. I dati più recenti mostrano che la crescita viene ora da un paniere molto più ampio: farmaceutica, beni intermedi e industriali, meccanica, prodotti chimico‑medici, beni di consumo durevole, mezzi di trasporto non‑automotive.
Questa diversificazione è strategica: rende l’Italia più resiliente ai cambiamenti della domanda globale e consente di posizionarsi nei segmenti a maggior valore aggiunto. È la dimostrazione che il “Made in Italy” oggi significa qualità, tecnologia e integrazione nelle catene globali del valore.
Mercati principali e strategia internazionale.
Gli Stati Uniti rimangono il principale partner commerciale dell’Italia, seguiti da Germania, Francia, Cina e paesi del Medio Oriente. La quota di export verso i mercati extra-UE ha superato il 55% del totale, confermando la capacità del Paese di penetrare mercati ad alto valore aggiunto. La diversificazione geografica riduce l’esposizione a crisi regionali e consente alle imprese italiane di crescere in mercati con domanda sostenibile.
Crescita sostenibile: passi da percorrere per consolidare la leadership.
Il percorso per mantenere e rafforzare questa posizione richiede investimenti mirati e continuità strategica. L’Italia dovrà puntare su infrastrutture logistiche moderne, innovazione, digitalizzazione e transizione energetica, oltre a sostenere le PMI nei processi di internazionalizzazione.
Questi sono passi concreti che permetteranno al Paese di consolidare la propria competitività e di rafforzare il ruolo del Made in Italy a livello globale. L’export italiano, in crescita e diversificato, rappresenta così una leva concreta di sviluppo economico e geopolitico.
Una maggiore forza dell’export consente all’Italia di influenzare negoziazioni commerciali internazionali, attrarre investimenti esteri e consolidare rapporti industriali strategici. La capacità di esportare beni ad alto valore aggiunto rende il sistema produttivo nazionale più resiliente e aumenta il peso dell’Italia nelle dinamiche globali della geoeconomia.
Conclusione: un’era nuova per l’export italiano.
I dati 2024‑2025 mostrano che l’Italia ha guadagnato terreno: l’incremento delle esportazioni, la diversificazione settoriale e la resilienza manifatturiera indicano che il Paese non è più un attore secondario, ma una potenza competitiva sul palcoscenico mondiale.
Il confronto con il Giappone – confermato dai dati OCSE – segnala che il sorpasso non è un’ipotesi, ma una realtà concreta per il Q3 2025. Per consolidare questa posizione, l’Italia deve continuare a seguire un percorso di crescita sostenibile e innovazione industriale.
Il Made in Italy sta evolvendo: da marchio di tradizione a pilastro della geoeconomia, e l’Italia ha ora gli strumenti per consolidare un ruolo di leadership globale.












