di Francesco Pontelli –
La complessità della situazione geopolitica internazionale appare ogni giorno più evidente e, inevitabilmente, più preoccupante. Gli scenari di guerra continuano ad ampliarsi, estendendo il proprio perimetro e trasformando un conflitto inizialmente circoscritto, nato attorno alla contrapposizione con l’Iran, in una vera e propria crisi di dimensione continentale.
In questo contesto, tuttavia, emerge un elemento tanto banale quanto costante: anche all’interno di una dinamica internazionale sempre più complessa, alcune reazioni politiche sembrano ripetersi immutate, contribuendo quotidianamente ad aggiungere nuovi fattori di destabilizzazione.
La responsabile della politica estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas, ha dichiarato di ritenere l’Iran responsabile della situazione attuale, senza tuttavia chiarire in modo preciso di quale responsabilità si tratti, probabilmente riferendosi alla reazione di Teheran agli attacchi statunitensi e israeliani.
In altre parole, il capo della diplomazia europea ha già confermato l’intenzione di varare un nuovo pacchetto di sanzioni contro il regime degli ayatollah, verosimilmente sul modello, definito “vincente”, delle misure adottate contro la Russia di Putin nell’ambito della strategia europea nel conflitto russo-ucraino.
C’è poi chi si chiede perché l’Unione Europea continui ad avere un peso così limitato nel panorama internazionale.
















