di Guido Keller –
Cuba si trova ad affrontare una grave crisi energetica che potrebbe portare a un rapido esaurimento delle riserve di carburante sull’isola. Secondo diverse stime, le scorte disponibili potrebbero durare non più di due mesi; alcune fonti internazionali, tra cui il Financial Times, indicano addirittura un’autonomia di appena quindici giorni in assenza di nuovi approvvigionamenti.
La carenza di petrolio sta già avendo effetti concreti sulla vita economica del Paese. Le autorità cubane hanno iniziato a ridurre alcune attività considerate non essenziali, tra cui il funzionamento degli hotel destinati al turismo internazionale. Anche le compagnie aeree sono state avvisate di possibili difficoltà nel rifornimento di carburante negli aeroporti. Nonostante la riduzione dei voli e di alcuni consumi, secondo le stime L’Avana potrebbe resistere solo per un periodo limitato, compreso tra due e tre mesi.
In questo contesto, la Russia si starebbe preparando a inviare petrolio e prodotti petroliferi all’isola. Secondo quanto riferito dall’ambasciata russa a L’Avana, la spedizione sarebbe prevista a breve e verrebbe presentata come aiuto umanitario. Per Cuba, la sopravvivenza del sistema energetico dipenderebbe quindi in misura crescente dalle forniture esterne, in particolare da quelle provenienti da Mosca.
Tuttavia, un simile intervento potrebbe avere ripercussioni anche sul piano diplomatico. Il sostegno energetico a Cuba rischia infatti di complicare i rapporti tra la Russia e gli Stati Uniti, in un contesto internazionale già segnato da tensioni politiche ed economiche.
La situazione resta dunque incerta: da un lato l’urgenza di evitare il collasso energetico dell’isola, dall’altro le possibili conseguenze geopolitiche di un intervento russo su larga scala. I prossimi mesi saranno decisivi per capire se le forniture promesse riusciranno a stabilizzare l’economia cubana o se la crisi energetica si trasformerà in una crisi più ampia.












