Cuba. La CIA rafforza le operazioni clandestine per favorire un cambio di regime

di Giuseppe Gagliano –

La CIA avrebbe istituito una nuova unità operativa dedicata esclusivamente a Cuba con l’obiettivo di intensificare la raccolta di informazioni e sostenere la strategia dell’amministrazione Trump nei confronti dell’isola. La notizia, riportata dal New York Times sulla base di fonti informate, non è stata confermata dall’Agenzia, che ha rifiutato di commentare.
La nuova struttura riunirebbe specialisti nel reclutamento di fonti umane, analisti, esperti informatici e operatori di influenza, concentrando risorse finanziarie e operative per individuare le fragilità dell’apparato cubano e favorire l’emergere di interlocutori più favorevoli a un’intesa con Washington. L’obiettivo non sarebbe un intervento militare, ma un progressivo indebolimento del sistema dall’interno.
L’iniziativa richiama inevitabilmente il precedente della Baia dei Porci del 1961, quando lo sbarco della Brigata 2506, organizzato dalla CIA, fallì rapidamente. Anche la successiva Operazione Mangusta, basata su sabotaggi, propaganda e infiltrazioni, non riuscì a rovesciare il governo cubano e contribuì invece ad avvicinare ulteriormente L’Avana all’Unione Sovietica, fino alla crisi dei missili del 1962.
Secondo le indiscrezioni, le nuove attività potrebbero concentrarsi sul reclutamento di funzionari, militari e dirigenti economici, sull’analisi delle rivalità interne al Partito comunista e alle forze armate, sulla penetrazione delle reti informatiche e sulla raccolta di informazioni riguardanti infrastrutture strategiche. Parallelamente, operazioni di influenza potrebbero sfruttare media, reti sociali e organizzazioni dell’esilio per alimentare il malcontento e presentare una transizione politica come alternativa alla crisi.
L’offensiva americana si inserisce in una fase di forte difficoltà economica per Cuba, segnata da carenze energetiche, inflazione, riduzione delle entrate in valuta, crisi del turismo e crescente emigrazione. Le sanzioni statunitensi aggravano un quadro già compromesso da problemi strutturali dell’economia cubana.
Washington punta a trasformare questa vulnerabilità economica in pressione politica. L’amministrazione Trump ha rafforzato le restrizioni economiche e attribuito all’isola la massima priorità per la comunità d’intelligence, con l’obiettivo di aumentare il costo della sopravvivenza del sistema e favorire un cambiamento ai vertici.
La linea sostenuta dal segretario di Stato Marco Rubio riflette anche il peso politico della comunità cubano-americana della Florida. Tuttavia, un ulteriore irrigidimento delle sanzioni rischia di aggravare le condizioni della popolazione e di alimentare una nuova ondata migratoria verso gli Stati Uniti.
Un aumento della pressione americana potrebbe inoltre rafforzare la presenza di Russia e Cina nei Caraibi. Mosca e Pechino potrebbero sfruttare le difficoltà dell’Avana per consolidare la propria influenza politica, economica e tecnologica, riproponendo una dinamica già osservata durante la Guerra fredda. La nuova struttura della CIA rappresenta quindi un segnale del rinnovato interesse strategico di Washington per Cuba, ma la storia dell’isola dimostra che i tentativi di favorire un cambio di regime hanno spesso prodotto effetti opposti a quelli sperati.