Cuba. Trump annuncia un possibile accordo mentre l’isola sprofonda nella crisi energetica

di Guido Keller –

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di aver avviato contatti diretti con la leadership cubana per discutere un possibile accordo bilaterale. Il contenuto dei colloqui non è stato reso pubblico, ma dalle parole della Casa Bianca emerge la volontà di ottenere cambiamenti politici significativi nell’isola, con l’obiettivo implicito di indebolire o superare l’attuale sistema di governo.
La notizia arriva in un momento di massima tensione tra Washington e Cuba, dopo mesi di accuse reciproche e di nuove restrizioni economiche. In precedenza, Trump aveva definito L’Avana una minaccia alla sicurezza nazionale statunitense e un attore vicino a reti terroristiche internazionali. Il ministero degli Esteri cubano ha respinto fermamente queste affermazioni, pur ribadendo la disponibilità a un dialogo purché fondato sul rispetto della sovranità nazionale.
L’apertura al negoziato si inserisce in una strategia di forte pressione economica. Gli Stati Uniti stanno cercando di limitare le fonti di approvvigionamento energetico di Cuba, scoraggiando o ostacolando i paesi che forniscono petrolio all’isola. Secondo analisti internazionali, la Casa Bianca punta a usare la leva energetica per costringere il governo cubano a concessioni politiche.
Questa linea dura rischia però di aggravare una situazione interna già molto fragile. Negli ultimi anni Cuba aveva compensato le proprie carenze energetiche grazie al sostegno del Venezuela, ma con il crollo dei rapporti e la crisi venezuelana quel canale si è praticamente interrotto.
Anche il Messico, oggi principale fornitore di greggio per L’Avana, ha ridotto drasticamente le spedizioni. La presidente Claudia Sheinbaum starebbe cercando margini per garantire almeno aiuti umanitari, ma le pressioni statunitensi complicano ogni operazione.
Sull’isola, intanto, la crisi si riflette direttamente sulla vita quotidiana. Nelle province si registrano interruzioni di corrente che possono durare fino a venti ore al giorno; nella capitale L’Avana i blackout arrivano spesso a dieci ore consecutive.
Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza energetica, sospendendo parte delle attività lavorative e scolastiche per risparmiare carburante e ridurre i consumi. Tecnici e osservatori locali stimano che le scorte disponibili possano coprire solo poche settimane, aumentando il timore di ulteriori disagi sociali.
L’eventuale accordo evocato da Trump potrebbe rappresentare un passaggio storico nelle relazioni tra i due paesi, segnate da oltre sessant’anni di embargo e diffidenza reciproca. Tuttavia, resta da capire se si tratterà di un vero percorso diplomatico o di un negoziato condotto sotto la minaccia di sanzioni.
Il paradosso politico è evidente: la rivoluzione avviata da Fidel Castro e Che Guevara, nata in opposizione all’influenza statunitense e al capitalismo, potrebbe oggi trovarsi a un punto di svolta proprio sotto la pressione di un presidente americano miliardario, simbolo di quel modello economico contro cui i rivoluzionari avevano combattuto.
Mentre Washington parla di trattative e L’Avana di resistenza, a pagare il prezzo più alto restano i cittadini cubani, stretti tra la crisi energetica e un futuro politico ancora tutto da definire.