di Giuseppe Gagliano –
Il governo danese ha optato per l’acquisto del sistema franco-italiano SAMP/T al posto dei Patriot statunitensi. È un gesto politico, un segnale che va oltre la difesa aerea: la Danimarca, storicamente allineata a Washington, decide di puntare su un sistema europeo, rafforzando l’autonomia strategica del continente e dando una vittoria simbolica a Parigi e Roma.
La gara tra Patriot e SAMP/T è stata osservata come un test della disponibilità europea a emanciparsi dalle forniture USA. Dopo anni di dipendenza quasi totale dagli armamenti statunitensi, la scelta danese dimostra che l’Europa è pronta a diversificare e a investire nelle proprie industrie di difesa. Per Parigi è un successo politico: il premier Sébastien Lecornu, da ministro della Difesa, aveva spinto per convincere i partner europei della superiorità del sistema SAMP/T. Roma ne esce rafforzata come partner tecnologico e industriale di primo piano.
Il valore complessivo dell’operazione, 7,7 miliardi di euro, è significativo per un Paese delle dimensioni della Danimarca. L’acquisizione di un sistema a lungo raggio come il SAMP/T, integrato da soluzioni a medio raggio (NASAMS, IRIS-T o VL MICA), permetterà di proteggere infrastrutture critiche, basi militari e centri urbani. In un momento in cui l’Europa teme attacchi missilistici e droni russi, investire in difese multilivello diventa una priorità strategica.
Per gli Stati Uniti, questa è una battuta d’arresto. Donald Trump aveva già usato toni duri contro la Danimarca, minacciando addirittura l’annessione della Groenlandia. Oggi vede un alleato NATO scegliere un sistema europeo e rifiutare uno dei gioielli dell’industria bellica americana. È il segnale che la fiducia europea nella protezione statunitense si sta logorando e che i Paesi dell’Alleanza cercano maggiore controllo sulle proprie scelte di difesa.
La vicenda si intreccia con un altro dossier sensibile: l’annuncio danese di ospitare un impianto ucraino per la produzione di carburante per missili Flamingo, vicino alla base aerea di Skydstrup. Mosca ha reagito duramente, definendo la decisione un atto ostile e una minaccia alla stabilità. Questo rafforza la necessità per Copenaghen di dotarsi di un sistema avanzato di difesa aerea, per proteggere un’infrastruttura che diventerà un obiettivo primario in caso di escalation.
La scelta SAMP/T non è solo militare: porta ricadute industriali e tecnologiche. Significa coinvolgere MBDA e Thales, rafforzando la base industriale europea della difesa, creando posti di lavoro e riducendo la dipendenza da fornitori d’oltreoceano. È un passo verso una maggiore “sovranità tecnologica” che si allinea con gli obiettivi dell’UE di rafforzare la propria autonomia strategica.
La Danimarca diventa il primo Paese europeo, oltre a Francia e Italia, ad adottare il SAMP/T. Un segnale che potrebbe incoraggiare altri membri NATO a compiere scelte simili. È un cambio di paradigma che unisce logica operativa, calcolo politico e visione geoeconomica: l’Europa, almeno nel settore della difesa aerea, sembra voler tornare a parlare con una voce propria.












