Dialogo, verità e bellezza: a Roma la Conferenza sulla responsabilità della comunicazione

ROMA. Nella prestigiosa Sala Guglielmo Marconi si è svolta la Conferenza “La Parola strumento di Pace, di Verità e di Giustizia”, promossa in occasione della presentazione del volume di Biagio Maimone, giornalista e scrittore, La comunicazione creativa per lo sviluppo socio-umanitario, edito da Tracceperlameta.
Un appuntamento che ha assunto il carattere di un vero e proprio laboratorio culturale e spirituale, dedicato alla riflessione sul ruolo fondativo della parola nella costruzione della pace, della giustizia e della verità, e sulla responsabilità etica che accompagna oggi ogni atto comunicativo.
Maimone ha delineato le linee fondamentali del proprio pensiero, saldamente radicate nella dottrina sociale della Chiesa, così come formulata da Papa Leone XIII, la quale continua a costituire un punto di riferimento imprescindibile per l’azione pastorale di Papa Leone XIV, la cui opera di evangelizzazione si distingue per visione, fermezza e incisività. L’azione di Leone XIV non si limita a trasmettere principi dottrinali, ma si configura come un impegno concreto e strategico nel promuovere la presenza della Chiesa nella società, orientando la comunità cristiana verso una testimonianza coerente e profonda dei valori evangelici.
Tale prospettiva si integra con il concetto di “Chiesa del dialogo”, promosso da Papa Francesco, che pone al centro il confronto e l’ascolto come strumenti fondamentali per la diffusione del messaggio evangelico nella complessità della società contemporanea, confermando la continuità tra la tradizione della dottrina sociale e le sfide pastorali odierne.
Il giornalista ha richiamato l’urgenza di una comunicazione che sappia farsi ponte tra i popoli e strumento di sviluppo umano integrale, specie in un’epoca segnata da conflitti, polarizzazione e crisi relazionali.
Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso e Direttore della Comunicazione dell’Associazione “Bambino Gesù del Cairo”, presieduta da Monsignor Yoannis Lahzi Gaid, già Segretario personale di Sua Santità Papa Francesco, Maimone ha sottolineato l’importanza di un linguaggio capace di restituire dignità, ascolto e verità.
A introdurre i lavori è stato il conduttore televisivo Paky Arcella, che ha dato voce a una serie di interventi di alto profilo, componendo un mosaico interdisciplinare sul ruolo della comunicazione.
Gianni Todini, direttore dell’Agenzia Askanews, ha richiamato la centralità del giornalismo nell’epoca della transizione digitale, rimarcando la necessità di coniugare professionalità, rapidità e verificabilità dell’informazione.
Collegato in remoto, il giornalista ed editorialista dell’agenzia Italpress Claudio Brachino ha offerto una riflessione sulla categoria della bellezza come nucleo filosofico dell’agire comunicativo, citando la tradizione estetica kantiana e il suo valore civile.
Enea Trevisan, fondatore di Ealixir Inc. ed esperto di reputazione digitale, ha analizzato l’impatto delle narrazioni online nella costruzione dell’identità pubblica e nel modellare la qualità del dibattito democratico.
Héctor Villanueva, CEO dell’Expo dei Popoli, delle Culture e della Solidarietà, ha posto l’accento sul valore della cooperazione internazionale, riconoscendo nella comunicazione un vettore di coesione tra culture e comunità.
La filosofa della comunicazione Maria Maimone ha affrontato il tema della parola come strumento educativo e formativo, capace di orientare le coscienze e generare crescita personale e sociale.
La giornalista Gaia Simonetti ha esplorato il rapporto tra linguaggio sportivo e cultura della gentilezza, indicando lo sport come laboratorio etico per l’inclusione e la responsabilità.
Infine, Valentina Faloni, docente e ricercatrice di Comunicazione e Ricerca Sociale, ha approfondito l’arte del comunicare quale sintesi di rigore, sensibilità e consapevolezza relazionale.
Tra i momenti più intensi della giornata, la testimonianza artistica di Joseph Lu, celebrato internazionalmente come “il pianista dei sogni”, titolo che dà nome anche al suo volume Il pianista dei sogni.
La proiezione del video musicale del brano “Kiev” ha offerto una parentesi di autentica epifania estetica: una musica concepita come linguaggio universale, capace di generare risonanza emotiva e di valicare i limiti del linguaggio verbale.
L’esecuzione ha rivelato la musica come atto comunicativo relazionale, in grado di esprimere istanze etiche e spirituali laddove la parola non riesce a giungere, proponendosi come invocazione di fraternità tra i popoli.
L’intero dibattito si è sviluppato alla luce dell’ispirazione proveniente dalla Benedizione Apostolica di Papa Francesco, che accompagna il volume di Maimone e ne costituisce la matrice spirituale. Nel suo messaggio il Pontefice sottolinea:
“La società, così come la Chiesa, si avvalgano di una comunicazione le cui basi siano l’umiltà nell’ascoltare e la parresia nel parlare, che non separi mai la verità dalla carità.”
Una indicazione che ha guidato la Conferenza nella riscoperta della parola come atto relazionale e strumento di comunione, recuperandone la dimensione morale, educativa e spirituale.
Dal confronto è emersa con forza la necessità di riumanizzare il linguaggio, sottraendolo alla retorica dell’ostilità, della superficialità e della manipolazione. Maimone ha denunciato la degenerazione verbale che caratterizza una parte significativa della comunicazione contemporanea, invocando una responsabilità condivisa nell’edificare una “comunicazione redentrice”, capace di generare vita, unione e speranza.
Ha poi rimarcato con forza l’urgenza di fronteggiare, mediante una parola educativa e vitale, fenomeni come il cyberbullismo, il bullismo e l’incitazione all’odio, presenti nelle aree più oscure dei social network, frequentate da soggetti aggressivi o manipolatori, che minano la convivenza civile e la coesione sociale. Ha evidenziato, altresì, la necessità che il mondo politico assuma una responsabilità etica nella comunicazione, rivedendo l’uso sistematico di toni aggressivi, offensivi o provocatori che, oltre a degradare il dibattito pubblico, possono alimentare odio sociale, polarizzazione e sfiducia nelle istituzioni.
L’adozione di un linguaggio rispettoso, dialogico e costruttivo non rappresenta soltanto un dovere civico, ma costituisce un imperativo morale per preservare la dignità della persona e la coesione della società, in linea con gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa, che sottolinea il valore della parola come strumento di comunione, giustizia e sviluppo integrale della persona (cf. Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, nn. 481-483).
Si configura così un attacco indiretto a una parte del mondo politico che, ignorando questi principi, perpetua pratiche comunicative dannose. È necessario un ripensamento che ponga al centro il dialogo costruttivo e culturale, fondato sul rispetto reciproco, sulla verità e sul bene comune, strumenti fondamentali per contrastare l’imbarbarimento dei toni e promuovere una cultura della responsabilità, dell’ascolto e della fraternità nel dibattito pubblico.
Il libro presentato ha raccolto particolare interesse negli ambienti accademici ed ecclesiali, grazie alla visione di una comunicazione intesa come strumento di emancipazione morale e sociale, fondata su verità, bellezza e solidarietà.
Elemento centrale del pensiero dell’autore è la “comunicazione solidale”, indicata come via privilegiata per lo sviluppo socio-umanitario. Come afferma Maimone:
“La parola è vita, perché deve generare vita nelle sue espressioni più nobili e spirituali.
Umanizzare il linguaggio significa arricchire l’animo umano e contrastare ogni uso nocivo della parola.”
La Conferenza si è conclusa con un appello a credere nel potere rigeneratore della comunicazione autentica: una comunicazione che unisce, costruisce ponti e apre la strada a un nuovo umanesimo della parola, fondato sull’amore, sulla verità e sulla speranza.