Ecuador. Manta sotto assedio: narcotraffico e guerra per il controllo del Pacifico

di Giuseppe Gagliano

L’attacco armato a Manta, con tre morti e tre feriti, non è un episodio isolato ma l’ennesimo capitolo di una guerra interna che sta devastando l’Ecuador. Cinque uomini armati hanno sparato più di cinquanta colpi contro un gruppo di persone in un quartiere popolare, segnalando ancora una volta la capacità delle bande criminali di agire con impunità. La provincia di Manabí, e in particolare l’area portuale di Manta, è ormai considerata un epicentro del conflitto che vede contrapposti cartelli rivali per il controllo delle rotte della cocaina verso Nord America ed Europa.
Il porto di Manta non è solo un’infrastruttura commerciale: è una piattaforma strategica nel traffico globale di stupefacenti. La sua posizione sulla costa pacifica, la vicinanza alle rotte marittime e la debolezza dello Stato hanno reso la città un polo di attrazione per le organizzazioni criminali. Non a caso, secondo l’Osservatorio ecuadoriano sulla criminalità organizzata, Manta è divenuta un “centro economico” dell’illegalità, dove i proventi del narcotraffico alimentano investimenti immobiliari, ristorazione, pesca e persino scommesse sportive, in un processo di riciclaggio che si intreccia con l’economia legale.
Il fenomeno ha ricadute drammatiche sul tessuto sociale ed economico. La violenza sistemica scoraggia investimenti esteri e turismo, mentre favorisce l’economia sommersa. I numeri parlano da soli: nei primi otto mesi del 2025 si sono registrati quasi 800 omicidi nella provincia di Manabí, con 350 solo tra Manta, Jaramijó e Montecristi. Su scala nazionale, l’Ecuador ha toccato il record di 4.619 omicidi nel primo semestre, con un aumento del 47% rispetto al 2024. Un Paese che si era proiettato come “oasi di stabilità” nel Pacifico latinoamericano è oggi paralizzato dalla criminalità, con impatti diretti sul PIL e sull’attrattività economica.
Il presidente Daniel Noboa insiste sulla priorità della lotta al narcotraffico, appoggiandosi all’alleanza con gli Stati Uniti, che hanno designato le bande ecuadoriane come organizzazioni terroristiche. Questa scelta apre a una cooperazione internazionale più strutturata, in particolare con Washington, ma comporta anche una crescente militarizzazione interna. L’Ecuador ha già dichiarato il “conflitto armato interno” nel 2024, affidando alle Forze Armate un ruolo centrale nella sicurezza interna. Tuttavia, la lezione storica dell’America Latina insegna che la sola repressione militare rischia di spostare il problema senza risolverlo.
La posta in gioco va oltre i confini ecuadoriani. Il controllo di Manta significa avere accesso privilegiato alle rotte del Pacifico, in competizione con i cartelli messicani e colombiani. L’instabilità del Paese minaccia anche le rotte energetiche e commerciali regionali, creando rischi per le catene logistiche tra America Latina e Asia. Inoltre, il narcotraffico in Ecuador non è più solo un affare “locale”: le connessioni arrivano a mafie europee e balcaniche, oltre che a gruppi in Africa occidentale che fungono da hub di transito verso l’Europa.
L’Ecuador si trova così al centro di un dilemma geopolitico: diventare un bastione della cooperazione internazionale contro il narcotraffico o scivolare in una crisi di Stato fallito. La militarizzazione, se non accompagnata da investimenti sociali e rafforzamento delle istituzioni giudiziarie, rischia di esacerbare le disuguaglianze e alimentare il reclutamento da parte delle bande. Sul piano geoeconomico, il Paese rischia di perdere interi settori produttivi, dalla pesca all’agroalimentare, schiacciati dall’illegalità e dall’instabilità.
Gli omicidi di Manta non sono solo cronaca nera, ma il sintomo di una trasformazione profonda dell’Ecuador in terreno di scontro globale per il narcotraffico. L’alleanza con gli Stati Uniti può rafforzare la capacità repressiva, ma la vera sfida sarà ricostruire la fiducia interna, ridurre l’appeal economico delle mafie e restituire allo Stato la capacità di governare i propri territori. Senza questo, la spirale di violenza continuerà ad alimentare la fragilità di un Paese strategico nel cuore del Pacifico sudamericano.