di Daniela Binello –
L’Unione Europea e l’Egitto, riuniti ieri a Bruxelles per il primo vertice bilaterale, hanno confermato il loro “fermo impegno per una pace duratura e sostenibile basata sulla soluzione dei due Stati, in conformità con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la Dichiarazione di New York”. E’ quanto si legge nel comunicato congiunto pubblicato al termine della giornata di lavori. Nel documento l’Ue e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ribadiscono la condanna “della violenza dei coloni e dell’espansione degli insediamenti israeliani, illegali secondo il diritto internazionale”, e respingono “ogni tentativo di annessione o di sfollamento, forzato o meno, dei palestinesi da qualsiasi parte del territorio occupato”.
L’Egitto e l’Ue si dicono inoltre impegnati a sostenere l’Autorità Nazionale Palestinese e il suo programma di riforme, appoggiando la creazione di “un comitato palestinese temporaneo, tecnocratico e apolitico”, ribadendo “l’importanza di unificare Gaza e Cisgiordania sotto l’Anp”.
Hamas, si legge nel testo, “deve porre fine al proprio dominio su Gaza, in linea con la politica dell’Autorità Palestinese di uno Stato, una legge, un governo”.
I due partner hanno anche riaffermato l’impegno per la ricostruzione della Striscia di Gaza, attraverso una conferenza internazionale che sarà ospitata in Egitto probabilmente già a novembre.
Nell’ambito del primo vertice nel formato bilaterale Ue-Egitto, sotto l’egida della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa, insieme al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, poiché Il Cairo ha assunto un ruolo di partner strategico nella regione su dossier assai rilevanti, come le migrazioni e la tregua a Gaza, sono stati varati dall’Ue tre accordi distinti. Tra questi un piano di finanziamenti da 75 milioni di euro per l’Egitto da erogare entro il 2027 sulla base di un programma d’investimenti europei, così come previsto dal partenariato strategico globale Ue-Egitto firmato nel marzo 2024 alla presenza di sei leader europei, fra cui Giorgia Meloni.
La finalità del finanziamento è mirata a migliorare lo sviluppo economico del più popoloso fra i Paesi del mondo arabo nordafricano, che conta ben 118,9 milioni di abitanti, facilitando l’accesso a sanità, istruzione, acqua e servizi igienici, soprattutto per donne e giovani.
Complessivamente i tre accordi includono il Memorandum d’intesa per la seconda assistenza macrofinanziaria all’Egitto del valore di 4 miliardi di euro; il già citato finanziamento del valore di 75 milioni di euro, che sosterrà l’attuazione delle riforme socioeconomiche a livello locale; e l’intesa che formalizza l’associazione dell’Egitto al programma Horizon Europe.
L’erogazione delle sovvenzioni però non è automatica. Ciascun pacchetto richiede un atto legislativo dell’Ue. Di conseguenza, il piano d’investimenti in Egitto potrebbe essere influenzato da eventuali divisioni politiche non prevedibili al momento.
A margine del vertice, la Commissione ha contestualmente ospitato un evento di alto livello Ue-Egitto su investimenti, competitività e innovazione nell’ambito del quale i partecipanti hanno discusso di come l’Egitto e l’Unione possano migliorare la cooperazione economica, mirata a promuovere le riforme di cui necessita la modernizzazione dell’Egitto.
Nel 2024 l’Europa è stata il principale partner commerciale dell’Egitto, ma l’Egitto è anche un Paese chiave nella gestione della migrazione interna.
Fondamentalmente l’Ue, con la promessa dei finanziamenti, intende migliorare le condizioni economiche stagnanti del Paese affinché i giovani egiziani rimangano in Egitto.

Sul tema Regeni c’è da segnalare che la prima Corte d’Assise di Roma, accogliendo una richiesta sollevata dalle difese degli imputati egiziani, ha accolto oggi una questione di costituzionalità nell’ambito del processo sulla morte di Giulio Regeni, torturato e ucciso in Egitto nel 2016, inviando gli atti alla Corte Costituzionale. Il nodo è relativo al diritto di difesa e alla nomina di consulenti tecnici. Il processo a carico dei quattro 007 egiziani è dunque sospeso, in attesa che si pronunci la Consulta.












